Periodo complicato, in cui mi sento come la dea dalle tante braccia, solo per le braccia ovviamente.
La maggior parte di noi è cresciuta nella convinzione di poter fare “tanto e tutto insieme”.
Non è così; la mente umana non è programmata per dedicarsi a più attività contemporaneamente, salvo si tratti di azioni ormai meccaniche.
Questo significa che molti (soprattutto le donne) costringono il loro cervello ad aprire e chiudere di continuo numerose parentesi.
Risultato: un impiego eccessivo di energie.
Ma siamo sicuri che siano sempre gli altri ad imporci ritmi così accelerati? Che non esista un’alternativa? Si può diventare schiavi della capacità di pianificare al dettaglio, non dovrebbe forse essere solo un’abilità che facilita la nostra quotidianità?
Nel mio caso l’attitudine all’organizzazione ultimamente é diventata una fonte di stress.
A rendere il tutto più gravoso sono quelle che io definisco “le sovrapposizioni di piani eterogenei”: scrivo un blog e intanto penso allo studente a cui ho dato un brutto voto e alla verifica di recupero che intendo predisporre per lui.
Ma poi ci sono le bambine da preparare per ginnastica artistica, il pediatra da richiamare, la spesa, la lavatrice, le chat delle mamme (mmmm moleste), il registro elettronico di mia figlia…e la casa, le spese, l’alimentazione sana, lo sport, la famiglia, le relazioni sociali.
E, notare, la soddisfazione di aver portato a termine i compiti della giornata dura poco, il tempo di riparametrare la mente sull’elenco del giorno successivo.
Per usare un’immagine che evidenzia i miei numerosi limiti…un criceto nella ruota.
E così spunto, aggiusto, scrivo e riscrivo interminabili liste di cose da fare al punto che il “fare la lista” è diventata una delle prime voci della lista stessa. Da manuale, oserei direi.
Ilaria Maria Dondi, autrice di “La filosofia di Barbie” (una delle prossime mie letture consigliatemi da una amica che me l’ha un po’ spoilerata) parla chiaro.
Le donne sono stanche perché devono essere performanti al lavoro, senza trascurare casa, marito, figli e anche aspetto fisico.
Così hanno pensato di rubare il tempo per la cura di sé al sonno, chi dedicandosi alla pratica della beauty sleep (ho visto donne andare a letto con oggetti degni di una tortura pur di non trascurare pelle e capelli), chi (come la sottoscritta) svegliandosi all’alba per dedicarsi ai libri o alle proprie passioni.
Che sia un bigodino e una maschera facciale o la voglia di leggere un manuale di filosofia fa poca differenza, in entrambi i casi si intaccano i propri bisogni primari. Ed è sbagliato se questo poi genera una stanchezza cronica.
Poco importa dare un nome esatto o quantificare il carico mentale e la fatica fisica di cui sono per la maggior parte responsabile, vittima e carnefice, suona strano ma è così. Mi limito a prenderne atto e ad ammettere che sbaglio.
Ecco perché ho deciso di ascoltare il mio corpo che mi sta dicendo di rallentare, a dir la verità é da un po’ che me lo sta suggerendo.
Così ho cercato di assumere uno sguardo distaccato davanti al flusso incessante della quotidianità e mi sono scoperta tristemente una consumatrice compulsiva del tempo.
Il tempo, il bene più prezioso che io abbia, rosicato da ritmo e velocità. A che fine? Booooo.
Pertanto ho deciso di rallentare, mi troverai sempre sul blog, in certi casi nel consueto appuntamento settimanale, in altri solo una volta alla settimana.
Questo non significa che daró meno importanza a Personamamma e alle persone che seguono il progetto.
Il mio intento è solo quello di abbracciare la logica della lentezza, nel tentativo di dare valore, non solo uno scopo, alle mie giornate.
Ti abbraccio.







