Le origini
Sono tante le teorie sulle origini di questa giornata. La più accreditata la ricollega alla figura di Clara Zerkin, attivista tedesca e leader del movimento socialista.
Clara riprende l’idea del Partito Socialista americano che nel 1909 aveva richiesto di istituire una giornata dedicata alle donne. Ripropone questa iniziativa l’anno successivo, durante la seconda Conferenza Internazionale delle Donne tedesche tenutasi a Copenaghen.
Il significato
Il significato di questa data é facilmente riassumibile in poche parole: lottare per i diritti delle donne.
Infinite le sue declinazioni….
Denunciare qualsiasi forma di discriminazione basata sul genere.
Promuovere la parità politica e sociale.
Garantire uguali opportunità lavorative e parità salariale.
Assicurare l’accesso all’istruzione.
Tutelare i diritti riproduttivi.
Pagina bianca, a simboleggiare un elenco ben più lungo.
La mimosa
Cosa ci ha fatto questa povera mimosa?
É un semplice fiore divenuto simbolo dell’8 marzo dal 1946.
“Non vogliamo fiori ma diritti”. Un concetto piuttosto scontato.
Dico la mia pur rispettando l’opinione di quante si accaniscono contro quei poveri pallini gialli testimoni del consumismo che nutre incessantemente la nostra società.
Festeggiami pure, regalami fiori e cioccolatini a forma di cuore.
Ma ricordati che, all’origine dell’8 marzo, ci sono situazioni che non conoscono il profumo dei fiori, tanto meno la dolcezza dei cioccolatini cuoricini.
Storie senza cuore, appunto.
Ben venga, dunque, una giornata dedicata alle donne purché divenga un’occasione per parlare anche di eventi meno dolci e profumati, nella speranza che le nostre figlie e nipoti possano godere di ben altri sapori.
Il mio regalo per le donne
Contravvenendo al divieto di regalare ciò che ti è stato regalato, ecco una poesia che pochi giorni fa mi è stata donata da un’amica speciale.
Una Donna maiuscola nella sua immensa caratura morale.
Una docente che ha sparso nelle vite di migliaia di studenti semi di gentilezza e umiltà. Esiste, forse, insegnamento più prezioso?
Una madre naturale e adottiva testimone di quanto la maternità sia nel cuore e non nel sangue.
Poche righe che non rivelano l’identità di chi le ha scritte. Ma che importa dare un nome alla bellezza? Ciò che conta è diffonderla.
Ecco, dunque, il mio augurio per tutte Voi.
Nella speranza che possiate essere e incontrare splendide donne come colei che mi ha donato quel foglio rubato da un lungo attimo di vita.
Vogliatevi tanto bene. Sempre, anche quando sbagliate.
Donne
A quelle donne che, forti della loro debolezza, ci hanno insegnato a stare al mondo.
Donne che non si vergognano di piangere per dire un dolore fitto nella carne e nell’anima.
Donne capaci di danzare tra le macerie del tempo e della storia e di cogliere la grazia nelle cose quando tu vedi miseria.
Donne che se sono nate dalle costole di un uomo lo hanno fatto una volta sola.
Poi hanno iniziato a partorire loro: futuro, speranza, bellezza, bambini e bambine.
Donne capaci di raccogliere il vento per spingere avanti la barca.
Donne che modellano la creta della precarietà a scultura.
Opere d’arte che profumano il mondo.
Vi abbraccio.







