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Pecchiamo tutti. Perdiamo tutti.

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La sentenza di primo grado

L’altro ieri la Corte d’Assise di Venezia si è espressa in relazione all’omicidio di Giulia Cecchettin uccisa da Filippo Turetta nel novembre del 2023. Al ventiquattrenne, condannato all’ergastolo e all’interdizione dai pubblici uffici, è stata riconosciuta solo l’aggravante della premeditazione.

La sentenza ha previsto, inoltre, il risarcimento patrimoniale e non patrimoniale per le parti civili: 500 mila euro per Gino Cecchettin, padre di Giulia, 100 mila al fratello Davide e 100 mila alla sorella Elena, 60 mila tra zio e nonna oltre al rimborso delle spese processuali.

Una sentenza che potrebbe portare Turetta a scontare 21 anni di carcere in caso di buona condotta, anzi meno se si considera anche il periodo della custodia cautelare (l’omicidio, infatti, risale all’11 novembre dello scorso anno).

La Corte ha escluso le aggravanti dello stalking e della crudeltà. Quest’ultima non si riferisce alla malvagità dell’omicida quanto alle modalità con le quali è stato commesso il fatto.

Giulia è stata colpita 75 volte. 75 coltellate che non sono state ritenute tali da integrare la condotta di chi infierisce a lungo sulla vittima e ne causa sofferenze ulteriori rispetto a quelle necessariamente connesse al gesto omicida e alla morte.
Personalmente non sono d’accordo ma il tema non è Filippo Turetta e nemmeno
la pena che gli è stata inflitta in primo grado.

Abbiamo perso tutti

“Come essere umano mi sento sconfitto… Abbiamo perso tutti”. É questo il commento di Gino Cecchettin al termine dell’udienza.
Parole composte e profondamente vere.

Dalla morte di Giulia nel nostro Paese sono stati commessi altri 97 femminicidi, uno ogni meno di quattro giorni.

Se si é arrivati a tanto, significa che in numerose occasioni é stata scalata la piramide di abusi e sopraffazione fino a raggiungere la sua posizione apicale, l’ennesimo omicidio di una donna per mano maschile.

Perché abbiamo perso tutti?

Perché la violenza di genere non si combatte con le pene detentive che, é noto, non hanno efficacia deterrente su altri uomini che si possono macchiare dello stesso crimine.

Con questo non intendo sostenere che un omicida non debba essere punito ma ribadire che il fenomeno richiede un maggior investimento di tempo, denaro, energie ben prima che si arrivi a un’altra vittima e al processo del suo carnefice.

É necessaria una massiccia azione di contrasto sociale alla violenza partendo dai giovani, lavorando con loro in famiglia e nelle scuole, riflettendo sul linguaggio che adoperano, educandoli al rispetto dell’altro non solo perché lo prescrivono le linee guida ministeriali sull’insegnamento dell’educazione civica.

Per arginare la violenza occorre una profonda revisione del nostro sistema culturale, ancora troppo legato a pregiudizi e stereotipi di genere.

Giulia è stata uccisa perché per Filippo il suo rifiuto era inaccettabile, tanto meno era concepibile che potesse essere migliore di lui, laurearsi e realizzare i suoi progetti di vita.

Che si tratti di reificazione della donna, cultura patriarcale o becero maschilismo la costante è sempre la medesima: uomini che credono di poter disporre di una persona, anzi di un oggetto di loro proprietà.

E allora sbagliano….

gli uomini che non cambiano mentalità,

le donne lusingate da possesso e morbosità come fossero un sigillo d’amore,

i genitori che non insegnano a gestire ai propri figli fallimenti e frustrazioni,

le istituzioni che non prevedono interventi educativi seri all’interno della programmazione scolastica,

gli insegnanti che fingono che un compitino ben fatto sulla violenza di genere sia sinonimo di prevenzione, sprecando preziose occasioni di confronto con i ragazzi e sottovalutando il loro ruolo nella relazione educativa.

Pecchiamo tutti

Perdiamo tutti.

Ce lo insegna un uomo che ha già perso il suo Tutto.

Ti abbraccio.

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