Prevaricazione
Prepotenza, ingiusta imposizione, abuso di potere.
Azzeramento dell’empatia, totale perdita della connessione tra esseri umani.
Non sto parlando di Trump, anche se queste parole fotografano con un certo grado di realismo le folli decisioni del neo presidente degli Stati Uniti.
Mi riferisco all’uomo qualunque. Siamo circondati da persone prevaricanti.
Perché questa breve riflessione?
Qualche giorno fa ascoltavo come di consueto il monologo di Massimo Gramellini in chiusura della sua trasmissione “In altre parole”.
Parlava di Sara, la ventiduenne uccisa da quello che lei e le sue amiche definivano scherzosamente “il malato”.
Nessun precedente legame sentimentale, solo una folle ossessione per una povera ragazza che aveva manifestato in tutti i modi il suo disinteresse nei confronti di chi ne ha decretato la tragica fine.
Gramellini ha incentrato la sua riflessione su un aspetto che spesso trascuriamo. Troppo attenti all’esteriorità, dimentichiamo che violenza e prevaricazione non hanno volto.
“E allora smettiamo di guardare le facce e concentriamoci di più sulle persone”, ha concluso il giornalista.
Il prevaricatore non ha tratti distintivi
L’individuo prevaricante non ha alcun segno particolare, credere che presenti caratteristiche esteriormente riconoscibili può essere un grave errore.
É solo una persona che rifugge dal dialogo e persegue il suo scopo nell’assoluto disinteresse dei bisogni dell’altro.
Esattamente ciò che ha fatto il carnefice di Sara trascurandone l’opinione e la volontà.
I femminicidi costituiscono la cartina tornasole di una tendenza sociale assai diffusa: abbiamo imparato a normalizzare la mancanza di rispetto, ignari di quanto siano importanti l’etica della collaborazione e la facoltà di autodeterminazione di ciascuno di noi.
Sopravviviamo, perché questo non è vivere, subendo e/o infliggendo quotidiane prevaricazioni, bisognosi di affermare con la forza e l’arroganza le nostre ragioni.
E così perdiamo di vista la necessità di rinunciare all’utilità personale in nome di un valore di gran lunga superiore: l’altrui libero arbitrio.
Hanno proprio ragione i giocatori del Palermo che hanno indossato una maglia con l’elenco di tutte le recenti vittime di violenza: invece di dedicare loro il solito minuto di silenzio, pronunciamone uno ad uno i nomi, leggiamo le loro storie e scopriremo che, dietro la maggior parte di esse, c’è la totale incapacità di accettare un semplice “NO”.
Del resto, nella logica della prevaricazione la possibilità di fallire senza sentirsi un fallito non è contemplata.
Del resto, in un mondo che prevarica non esiste il NO.
Insegniamo ai nostri figli la bellezza della sconfitta.
Ti abbraccio.







