Siamo delle ottime caregiver, programmate per far funzionare tutto al minimo dettaglio.
Ma tra incastri, pianificazioni e quadrature del cerchio ci dimentichiamo di noi. Autosabotaggio.
Ti fermi mai a chiederti come stai?
Hai mai pensato che le cose non dovrebbero funzionare così e che questo tipo di esistenza ti induce tacitamente alla rinuncia di una serie di diritti fondamentali?
Mi sono fatta queste domande, ahimè troppo tardi, quando mi ero ormai convinta che famiglia e realizzazione personale fossero gli avversari in un match in cui la vittoria era scritta a tavolino. Non da me, dalle aspettative e i meccanismi di funzionamento sociale.
Poi mi sono detta “a cosa servono lo studio, l’insegnamento e l’amore per il diritto se non riesco io per prima a rivendicare ciò che mi spetta?”
Da qui è iniziato un lento cammino fatto di brain-storming notturni, approfondimenti ed esercizi di auto consapevolezza, il tutto condito dal mio mantra: basta sentirti in colpa perché pretendi di esercitare legittimamente i tuoi diritti.
Che si parli di parità, uguaglianza, equità, che si passi attraverso l’inclusione, la sostenibilità, la condivisione e la coesione sociale il punto è sempre e solo questo: hai diritto ad essere realizzata nella tua interezza.