FigliLavoro e Diritti

Il valore della presenza

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Alba, tv sintonizzata sulla rassegna stampa. In prima pagina gigantografie di Delmastro o di Conte, a seconda del colore politico del giornale di turno. Spinta dalla noia che da sempre nutro verso gli eccessi di tifoseria, spengo la tv alla ricerca di informazioni meno schierate sulla stampa internazionale.
Mi imbatto in un articolo sui sistemi di congedo parentale di alcuni Stati europei. Da quello spagnolo, che riconosce un congedo per nascita di 19 settimane ad ogni genitore, a quello finlandese, che prevede un modello di congedo paritario. Non è una novità che il nostro Paese non brilli per lungimiranza quanto a politiche familiari.

Tra le modifiche introdotte nel 2026 dalla Legge di Bilancio c’è l’estensione del congedo parentale utilizzabile sino ai 14 anni di età, non più 12, del figlio. Restano invariati i mesi di congedo così come l’indennità economica spettante al genitore: cambia solo l’arco temporale entro cui è possibile avvalersi di tale misura.

Si sarebbe potuto fare di più e meglio; tuttavia l’estensione di due anni del congedo sottende un messaggio culturale che merita una pausa riflessiva.

Una crescita accompagnata

Se ripenso alla me adolescente provo un’immensa compassione per i ragazzi di oggi, chiamati ad affrontare sfide che la mia generazione non avrebbe potuto nemmeno immaginare. All’epoca dei miei 14 anni non esistevano social e cyberbullismo, nessuno schermo ad ostacolare il rapporto con la realtà. Eppure ero fragile, insicura e spesso l’isolamento era una semplice richiesta di essere vista.

“Mi cercano, quindi valgo”.

Pensieri adolescenziali che ritrovo in molti miei studenti, alle prese con una profonda fame di appartenenza. Cambiano esigenze e linguaggi ed è proprio per questo che diviene più complesso e ancor più necessario intercettarne i bisogni. Ma anche gli adolescenti chiedono di essere presi per mano nel loro cammino verso l’indipendenza.

Congedi e misure di welfare, dunque, rappresentano veri e propri presidi a tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Se li si considera solo come diritti dei lavoratori si rischia di circoscrivere il dibattito al dato normativo dimenticando che un’autentica cultura della cura trae origine dalla centralità della persona, più che della norma…..

….E così mi aggrappo a quel messaggio culturale che mi pare insito nella riforma e accarezzo l’idea di poter regalare alle mie figlie una crescita accompagnata.

Il diritto al Tempo

Poter contare su una famiglia che abbia tempo per te.

Perché educare significa esserci, soprattutto quando i ragazzi ci regalano distanza e disinteresse.

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza richiama gli Stati a sostenere i genitori nell’esercizio delle loro responsabilità educative.

Quella presenza è la nostra principale responsabilità educativa. Una responsabilità che dovremmo declinare in ascolto, dialogo e condivisione perché diventi un prezioso fattore di protezione per i nostri ragazzi.

Se non vogliamo costruire una società che considera la cura delle relazioni un ostacolo a business e produttività, e siamo sulla buona strada, dobbiamo rivendicare il nostro “diritto al tempo”.

Tempo per esserci.

Momenti in cui la nostra vicinanza potrebbe fare la differenza.
Per loro.
E forse anche per noi.

Ecco perché, seppur con i suoi evidenti limiti, apprezzo che la riforma riconosca l’importanza della presenza genitoriale anche dopo i 12 anni.

Quella che, per la moltitudine, sembra essere diventato un lusso.

Quella che dovremmo reclamare a gran voce non rassegnandoci all’idea di dover scegliere tra famiglia e lavoro.

Ti abbraccio.

Diritto in pillole

La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha modificato la disciplina del congedo parentale.

Prima del 1° gennaio 2026, il congedo poteva essere fruito entro il compimento dei 12 anni del figlio; a partire dal 2026 il limite di età è stato fissato nel quattordicesimo anno del figlio. La riforma non aumenta il numero di mesi di congedo:

  • fino a 6 mesi per ciascun genitore;
  • massimo 10 mesi complessivi tra i genitori;
  • elevabili a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo.

Cambia il tempo entro cui quei mesi possono essere utilizzati (non più 12 ma 14 anni).

La misura riguarda i lavoratori dipendenti e non incide sull’indennità economica.

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