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Dal rapporto di Save the children sulla maternità a “Non è un paese per madri” di Alessandra Minello

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Il rapporto di Save the children

“Le Equilibriste – La maternità in Italia 2024”, é questo il titolo del nono report di Save the children che fornisce una triste fotografia delle condizioni di vita delle mamme di oggi ed evidenzia il persistente squilibrio tra uomo e donna in svariati ambiti della vita famigliare e lavorativa.

Partiamo dai dati.

Il tasso di inattività é ancora fortemente sbilanciato per genere: il divario occupazionale tra uomo e donna in Europa si attesta in media intorno all’11%, in Italia sale al 20% . A tal proposito segnalo lo studio sull’occupazione femminile pubblicato a fine 2023 dal Servizio studi della Camera dei deputati secondo il quale il nostro Paese si trova in ultima posizione in Europa per il tasso di occupazione delle donne.

Non a caso Linda Laura Sabbadini, statistica e direttrice del dipartimento metodi e nuove tecnologie ISTAT, ha definito “la vera emergenza del paese” il fatto che una donna su due non lavori ( Una donna su due non lavora. È la vera emergenza del Paese).

La percentuale delle madri lavoratrici é pari al 57,8 % mentre raggiunge il 68,7% tra le donne senza figli; una differenza di più di dieci punti percentuali che solo gli elevati livelli di istruzione riescono a colmare il che equivale a dire che studio e cultura costituiscono l’unico vero fattore protettivo dell’occupazione materna.

Impressionano anche i numeri relativi alle dimissioni convalidate nel 2023: il 72,8% riguardano madri di bambini da zero a tre anni costrette a questa scelta dall’impossibilità di conciliare sfera privata e professionale.

Questo perché il prendersi cura dei figli é ancora un onere prettamente femminile a conferma del chiaro nesso eziologico tra il caregiving a tinte rosa e l’inattività delle donne.

Madri come funambole

Madri consapevoli di poter cadere ma che imperterrite continuano il loro cammino alla ricerca di un’armonia tra due opposti che non dovrebbero essere tali: la dimensione personale e quella materna.

Madri alla ricerca di solidi punti di appoggio per riuscire a conciliare casa, figli e lavoro.

Madri spesso costrette a dimenticarsi di sé.

Madri, madri, madri…..e le persone?

Che fine hanno fatto quelle donne che, prima della maternità, erano semplici persone, con passioni, sogni, ambizioni?

Non si percepisce la presenza di un welfare capace di garantire il tanto chiacchierato work-life balance attraverso strumenti di sostegno alla genitorialità.

Mancano servizi educativi per l’infanzia a costi sostenibili (ti rimando al blog del 26 aprile “Lavoro o maternità, questo è il dilemma) e sono ancora relativamente poche le campagne di sensibilizzazione su questa delicata tematica.

Scarseggiano, in definitiva, gli aiuti di cui le madri equilibriste sono alla ricerca: funambole senz’asta lasciate in balia di pericolosi squilibri e rapide oscillazioni della fune.

E così si profilano due strade per l’universo femminile: abbandonare la professione per dedicarsi alla famiglia oppure rinunciare alla scelta riproduttiva nella consapevolezza del persistente sbilanciamento nei carichi di cura.

Intanto l’inverno demografico si fa sempre più freddo e il titolo del celebre film dei fratelli Coen “Non è un paese per vecchi” viene riformulato da Alessandra Minello in “Non è un paese per madri”.

Non è un paese per madri

Alessandra Minello, demografa del dipartimento di Statistica dell’ateneo di Padova impegnata da anni nello studio delle differenze di genere, ci ha regalato il saggio “Non è un paese per madri”, una profonda riflessione sulla genitorialità in Italia.

Un libro straordinario caratterizzato dalla precisione dei numeri e dalla ricchezza di proposte per superare il problema della denatalità che affligge l’Italia. (Come non citare i dati Istat sulla natalità richiamati anche dalla pubblicazione di Save the children: le nascite nel nostro Paese sono calate del 3,6% nel 2023 rispetto al 2022).

Nel testo vengono ampiamente dibattuti il significato di maternità e la questione occupazionale femminile senza tralasciare una riflessione sul ruolo dei padri, ai quali é dedicato un bellissimo capitolo, e sulla necessità di superare il mito della maternità.

Un mito che non solo allontana dalla parità in famiglia ma che incide profondamente anche sul fertility gap, la differenza fra i figli desiderati e quelli avuti e, più in generale, sulla libertà delle scelte procreative.

Secondo Minello é necessario agire su due fronti: quello strutturale, si pensi ai servizi per l’infanzia e al tema dei congedi, e quello culturale, superando la forma mentis secondo la quale la madre é la naturale depositaria dell’onere di cura.

Nulla che abbia a che fare con una dimostrata predisposizione biologica femminile, si tratta di un retaggio culturale particolarmente radicato nel nostro Paese.

Una situazione complessa che richiede interventi altrettanto articolati per liberare la madre “schiacciata dal peso della perfezione, dalla responsabilità e dai sensi di colpa” .

E aggiungerei riconoscere il diritto di sentirsi realizzate pur non cimentandosi nell’esperienza della maternità.

Un libro che consiglio a tutti poiché, attraverso il rigore dei numeri ma senza perdere di umanità e delicatezza, smantella gli stereotipi di genere per restituire alla maternità il suo autentico significato: una strada non obbligata che, se scelta, non deve tradursi in eccessive rinunce e pregiudizi a danno delle donne.

Ti abbraccio.

 

 

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