Lavoro e Diritti

Ipocrisia e violazioni: i diritti umani nel 2024. Prima parte

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Cosa sono i diritti umani?

Diritti umani: diritti che spettano ad ogni individuo per il solo fatto di appartenere al genere umano a prescindere da origini, nazionalità, sesso, lingua, religione, opinione politica….

Secondo la teoria giusnaturalistica si tratta di diritti innati che preesistono rispetto allo Stato poiché sono “nati” con l’uomo e lo Stato si é limitato a prendere atto della loro esistenza.

Per alcuni studiosi, invece, sarebbero diritti soggettivi che gli Stati, autolimitando la loro  sovranità, hanno riconosciuto.

Personalmente ritengo che le due teorie possano coesistere considerando la normativa sui diritti umani come la semplice formalizzazione di diritti che si sono sviluppati con l’evoluzione della civiltà.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Un preambolo e trenta articoli meravigliosamente scritti compongono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Un testo di fondamentale importanza poiché rappresenta il primo riconoscimento universale dei diritti che spettano a ciascuno di noi in quanto esseri umani.

Un invito alla condivisione e al rispetto reciproco.

Un inno alla solennità della dignità umana, un concetto che va ben oltre la sfera giuridica.

Pur essendo un documento originariamente sprovvisto di efficacia vincolante per gli Stati membri, nel tempo i trenta articoli sono stati considerati alla stregua di principi generali del diritto internazionale e, come tali, sono divenuti vincolanti per tutti i soggetti appartenenti a questo ordinamento.

Tuttavia, alla luce della situazione che stiamo vivendo a livello globale e del recente Report di Amnesty International, mi sono chiesta quale sia l’effettivo significato di questi articoli, in particolare del combinato disposto degli artt. 2 e 30 che ribadiscono il valore universale dei diritti e delle libertà enunciate nel 1948.

Ecco il testo dei due articoli in questione e vediamo in sintesi cosa emerge dal rapporto.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Il rapporto sui diritti umani di Amnesty International

“Un quadro fosco di repressione di diritti umani e di prolifica violazione delle regole internazionali proprio mentre la disuguaglianza globale si acuisce, le superpotenze gareggiano per la supremazia e il cambiamento climatico è in aumento”. Sono queste le parole pronunciate da Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, in occasione della presentazione del rapporto 2023-2024 sui diritti umani, un’indagine approfondita che ha coinvolto 156 Paesi.

Nel mare di dati forniti dal report stagliano due parole: violazioni e ipocrisia.

Violazioni e ipocrisia nel mondo

Le disuguaglianze a livello mondiale si intensificano.

Violenze e discriminazioni regnano sovrane costringendo le norme del diritto internazionale entro ambiti applicativi sempre più angusti.

Povertà, fame e conflitti lacerano ancora troppi popoli.

Istruzione e assistenza sanitaria sembrano un miraggio, non solo nei Paesi in via di sviluppo.

I diritti delle “fasce deboli” sono costantemente calpestati.

La retorica dell’odio e della sopraffazione sta pian piano indebolendo democrazia e spazio civico.

Dilaga l’uso delle nuove tecnologie come strumento di controllo, si pensi al riconoscimento facciale per placare le proteste delle piazze, ma anche come mezzo per diffondere fake news e ottenere il consenso politico. Reprimere il dissenso sembra essere diventato un obiettivo di molti Governi, dal Myanmar alla Russia; ma anche alcuni Stati democratici hanno adottato nuove leggi per limitare le manifestazioni (sono questi i casi di Australia e Regno Unito).

Come non segnalare, infine, l’ipocrisia di quanti hanno duramente condannato i crimini di guerra compiuti da Russia e Hamas ma che non sono intervenuti con altrettanta fermezza e tempestività in altre zone del mondo lacerate da conflitti interni, si pensi all’Etiopia e alla Cisgiordania. Un doppio standard di reazione alla violazione dei diritti umani, come se essere un rifugiato ucraino o siriano facesse la differenza quando si desidera oltrepassare una frontiera.

Le violazioni e l’ipocrisia non risparmiano nemmeno il nostro Paese, ma per ora mi fermo, constatando tristemente che quei meravigliosi trenta articoli paiono essere nel 2024 sterili proclamazioni di principi fini a se stessi.

Ti abbraccio.

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