Negli ultimi mesi su molti quotidiani e riviste si è discusso di sharenting. Il termine deriva da ‘share’ (condividere) e ‘parenting’ (genitorialità) e indica l’abitudine di esibire sui social foto e video dei propri figli. Personaggi pubblici e influencer traggono evidenti vantaggi da questa pratica: si stima che le interazioni dei followers triplichino in presenza dei bambini. Ma la vetrinizzazione dei figli é diventata una prassi d’uso comune anche per chi non è famoso, un trend in costante crescita che pone inevitabili interrogativi in tema di privacy e lesione dell’immagine dei minori.
A tal proposito é sbarcata alla Camera una proposta di legge per regolamentare lo sharenting. L’idea ha suscitato l’opposizione di alcune frange politiche che ritengono sufficienti le norme già esistenti in materia, in particolare il Regolamento per la protezione dei dati personali, la legge sul diritto d’autore e la Convenzione di New York per i diritti del fanciullo.
Ma, dati alla mano, dove il buon senso non arriva é necessario che intervenga il legislatore ed é palese che l’attuale assetto normativo non consenta di arginare il fenomeno. Alcune pronunce giurisprudenziali hanno condannato i genitori a risarcire i figli per aver mostrato senza il loro consenso immagini che li riguardavano; ma si tratta di casi isolati ed inoltre non si può demandare all’autorità giudiziaria una funzione che compete al legislatore.
La proposta di legge
La proposta, intitolata “Disposizioni in materia di diritto all’immagine dei minorenni” non vieta in assoluto la pubblicazione di materiale relativo ai figli ma la regolamenta.
In particolare:
-per esibire il volto dei figli sul web i genitori devono sottoscrivere una dichiarazione da inviare all’AGCOM;
-se mostrare i figli produce vantaggi economici, è necessario creare un conto bancario intestato al minore del quale lo stesso potrà disporre al raggiungimento della maggiore età;
-il minore, al compimento del quattordicesimo anno, può esercitare il diritto all’oblio per ottenere la rimozione dal web di tutti i contenuti che lo riguardano.
Quali i pericoli della sovraesposizione mediatica dei figli?
Dietro a una apparente innocua abitudine si celano insidie e pericoli.
In primo luogo la questione della sicurezza che ricomprende al suo interno il tema dell’adescamento, le frodi telematiche e i rischi connessi alla pedopornografia.
Anche l’aspetto psicologico non è da sottovalutare: il minore si troverà in tempi brevi ad avere una identità digitale non richiesta né voluta che potrebbe causargli disagio e imbarazzo. Non a caso la SIP (Società italiana di pediatria) é intervenuta in materia fornendo alcuni consigli per un uso consapevole dei social: evitare, ad esempio, di riportare il nome e la localizzazione del figlio, non esibire foto di bambini nudi. Allo stesso modo il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un vademecum per informare i genitori sul fenomeno e sulle opportune precauzioni da prendere.
Godiamoci i nostri figli senza l’ansia di immortalare ogni momento
Al di là dei suggerimenti pratici, occorre recuperare una buona dose di buon senso e riflettere sul significato di ‘condivisione’ e sui suoi limiti.
Obiettivo? Tracciare in modo chiaro il confine tra vita privata e sfera pubblica.
Vantaggio? Godersi appieno nella loro irripetibile meraviglia i momenti con i nostri figli scrollandosi di dosso la preoccupazione di doverli immortalare per postarli. Tempo che nessuno ci restituirà.
Ti abbraccio







