Quante cose sono successe dal 26 luglio all’11 agosto a Parigi. Le Olimpiadi della parità e sostenibilità si sono rivelate un po’ diverse da come me le sarei aspettate.
La Senna balneabile? Mica tanto, anche se il bagno della sindaca di Parigi mi aveva illusa.
Per non parlare delle numerose polemiche, fake news e della scarsa gentilezza. Avrei voluto una stampa più gentile, commentatori maggiormente sportivi, ma ci hanno pensato gli atleti, i veri sportivi, a restituirci il giusto senso prospettico.
Ho scelto alcune immagini portatrici di profondi significati. Un po’ come sfogliare un album fotografico e rivivere le emozioni che hai provato.
Tre tematiche di estrema importanza immortalate in alcuni scatti indelebili.
Innanzitutto la conciliazione vita/lavoro, genitorialità/professione é una necessità che coinvolge anche gli atleti, le donne in particolare.
C’è poi il tema del rispetto e della stima dell’avversario.
Infine la questione dei diritti delle donne, in relazione alla quale una grande donna ha mostrato al mondo quanto la sua partecipazione sia stata di gran lunga più importante di qualsiasi altra vittoria.
Una nuova narrazione della genitorialità.
Clarisse Agbegnenou e Caeleb Dressel
Filo conduttore di queste due prime immagini é la genitorialità. Madri e padri che hanno partecipato alle prime Olimpiadi nelle quali è stato allestito uno spazio nursery. Un luogo protetto in cui gli atleti hanno potuto trascorrere del tempo con i propri figli. Una cosa apparentemente semplice eppure rivoluzionaria, soprattutto per le donne.
Si fa strada l’idea che sport e maternità non siano due mondi inconciliabili e che il diventare madre non debba costituire un ostacolo alla propria carriera, qualsiasi essa sia.
Tante le persone alle quali si deve questa novità. Come Allyson Felix, ex velocista e ora membro del Cio, che ha sperimento le difficoltà legate alla maternità e così si è spesa fortemente affinché a Parigi le cose cambiassero. O come Alysia Montaño, atleta professionista rimasta incinta nel 2014. Per molti la sua carriera si é conclusa con la maternità. Per lei no, si allena duramente e dimostra che può vincere ancora. Ma lo fa subendo il distacco e la lontananza dal figlio. Alysia non perde occasione per parlare dei diritti delle mamme e della necessità di conciliare lavoro e sfera privata. E incoraggia le colleghe a fare altrettanto.
Ecco perché lo spazio nursery é ben più di un luogo fisico: é la metafora di un cambiamento in atto, una piccola rivoluzione che supera i confini del mondo sportivo.
Raccontare le sfide affrontate dalla mamma atlete é un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a una tematica che coinvolge tutte le madri, sportive o meno. E ci metto anche i padri, anche loro fanno parte di questo cambiamento e sono interessati ai risultati che ne derivano. Non a caso ho scelto due immagini d’amore, rispettivamente di una donna e di un uomo. Clarisse Agbegnenou e Caeleb Dressel.
Clarisse é una judoka francese e una madre. Agli inizi del 2024 aveva espresso al presidente Macron il desiderio di poter avere con sé la figlia Athéna nel Villaggio olimpico, in modo da poter conciliare il suo ruolo di madre con quello di atleta. Agbegnenou ha vinto il bronzo nella categoria under 63 kg di judo senza nascondere una certa amarezza per non essersi aggiudicata il primo posto. Prima di salire sul podio la si é vista correre verso la figlia per un abbraccio. In seguito ha dichiarato che l’essere madre l’abbia aiutata a superare la delusione per il mancato oro. La sua testimonianza ci restituisce una nuova narrazione della maternità che evidenzia i punti di forza di questa esperienza arricchente, non solo gli ostacoli e i limiti che una donna incontra lungo il cammino della genitorialità.
E quell’abbraccio consolatorio descrive senza parole il senso dell’aver lottato per poter stare accanto ai propri figli durante i giochi olimpici.
Quanto a Caeleg Dressel, il nuotatore statunitense festeggia l’ottavo oro olimpico piangendo stravolto con il figlio tra le braccia. Un’immagine estremamente moderna e attuale che testimonia una diversa concezione della paternità. Padri che piangono, padri presenti, padri che non devono necessariamente incarnare l’ideale di uomini invincibili, pur avendo appena vinto un oro olimpico. Meravigliosa.
Lo sport è stima e rispetto dell’avversario.
Simone Biles, Jordan Chiles e He Bingjiao
Ho già parlato dell’immensa Simone che ha messo a nudo pregiudizi e stereotipi dimostrando di aver avuto ragione: l’età conta relativamente quando ci sono spirito e determinazione.
Ma Biles si è resa protagonista di un’immagine meravigliosa. Lei e la collega Jordan Chiles si inchinano al cospetto di Rebeca Andrade, ginnasta brasiliana medaglia d’oro nel corpo libero.
Questo gesto racchiude un mondo di valori: amicizia, stima, considerazione per il proprio avversario e rispetto per il suo meritato risultato.
Se solo fosse così anche fuori dal campo gara….
Un messaggio simile é quello di He Bingjiao, atleta cinese di badminton classificatasi seconda. Sale sul podio indossando una spilla della Spagna per omaggiare Carolina Marin. L’atleta spagnola, nella semifinale contro Bingjiao, é stata vittima di un infortunio che l’ha costretta al ritiro. Altro esempio di empatia e di grande sportività tra donne.
Quando partecipare è più importante di vincere.
Kimia Yousofi
Concludo con lei, Kimia Yousofi, una dei sei componenti della squadra afghana in gara a Parigi. Tre uomini e tre donne selezionati dal Comitato olimpico afghano che opera all’esterno del paese. Tuttavia, solo i concorrenti maschili sono stati riconosciuti come rappresentanti dell’Afghanistan dal portavoce della direzione sportiva del governo talebano Atal Mashwani.
La prestazione sportiva di Kimia non rimarrà nella storia (ultima della sua batteria), ma il suo gesto decisamente si. Al termine della gara ha mostrato un foglio con un messaggio scritto a mano:
“Istruzione” (in nero).
“Sport” (in verde)
“I nostri diritti” (in rosso).
Yousofi avrebbe potuto far parte del team dei rifugiati poiché vive in Australia dal 2021, ma ha preferito essere un membro della squadra afghana per potersi rivolgere alle ragazze del suo paese.
“Non sono una persona politica, ma faccio ciò che ritengo giusto. Posso parlare con i media e essere la voce delle ragazze afghane, esprimendo il loro desiderio di diritti fondamentali, istruzione e sport. Non mollate. Non lasciate che siano altri a decidere per voi”.
Ti abbraccio








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