Ho sotto mano l’indagine Istat “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali”.
Il report, pubblicato ad ottobre in relazione all’anno precedente, è un utile strumento per:
- capire in che misura il grado di istruzione influisce sulle possibilità occupazionali;
- affrontare le questioni dell’abbandono scolastico e dei Neet (not in education, employment or training, giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano);
- esaminare le differenze di genere in relazione a percorsi di studio e opportunità professionali.
Vorrei concentrami su quest’ultimo aspetto, non per minor importanza degli altri, ma perché l’ho vissuto in prima persona.
Ma partiamo dalle statistiche per non farci prendere dall’emotività: in Italia il 65,7% delle donne tra i 25 e i 64 anni ha conseguito il diploma, il 23,5% anche la laurea. Sul fronte maschile, i diplomati sono il 60,3% e i laureati il 17,1%. Le donne sono più istruite; questo, tuttavia, non si traduce in un vantaggio lavorativo: tasso di occupazione femminile al 57,3% contro il 78,0% degli uomini. Si tratta del “differenziale occupazionale di genere”, più accentuato nel nostro Paese rispetto alla media Ue27.
Il divario di genere si acuisce nelle discipline giuridiche, socio-economiche e nelle lauree STEM, settori con i ritorni occupazionali più elevati. Le strade formative scelte dal mondo femminile hanno un minore riscontro nel mercato del lavoro, questo potrebbe spiegare, solo in parte, il differenziale tra i due generi. Il report cita anche il premio occupazionale dell’istruzione, cioè “l’aumento delle probabilità di essere occupati al crescere del titolo di studio conseguito”. In altre parole più ti formi, più é facile per te ottenere un lavoro.
Io sono la prova vivente che non funziona sempre così. Ho una laurea in Giurisprudenza che, come evidenziavo poco fa, é uno degli ambiti con ritorni occupazionali più corposi rispetto ad altri e un dottorato in diritto civile, un titolo di studio più elevato rispetto alla laurea. Terminata l’esperienza lavorativa in Università, sai cosa mi sono sentita rivolgere con maggior frequenza ai colloqui di lavoro?
Una domanda: “ha figli?”
Una affermazione: “per questa posizione dottoressa lei è sovratitolata” (ho studiato troppo).
Anche quando le donne intraprendono percorsi di studio che offrono più opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, anche se ci si laurea in corso, a pieni voti e si consegue il massimo livello di istruzione, noi fatichiamo maggiormente a tradurre i nostri sforzi in lavoro. Se poi sei madre, magari con bimbe piccole come è accaduto a me, il gap occupazionale aumenta.
Risultato: meno assunzioni, inquadramenti contrattuali poco tutelanti e retribuzioni più basse. Morale della favola: valiamo meno.
Non è la mia opinione, chiaramente, ma è ciò che ci induce a pensare un mercato del lavoro scarsamente inclusivo in cui merito e capacità individuali contano ancora troppo poco, soprattutto per le donne.
Ho voluto parlarti di me per condividere una considerazione. Raramente ci soffermiamo a pensare che le statistiche, per quanto utili a fotografare il quadro generale, rappresentano vite, sogni, ambizioni e sacrifici. Le leggiamo come semplici dati come fossero i grammi degli ingredienti di una ricetta, con il rischio di essere un po’ riduttivi e semplicistici. Ci sono i numeri, é vero, ma ci sono anche le esperienze personali, una sorta di “umanizzazione” di quei numeri. Vissuti e testimonianze dirette consentono di dare un volto emotivo ai dati statistici, nel mio caso un mix di disgusto, rabbia e delusione. Solo attraverso il racconto personale si può comprendere la reale portata di questo fenomeno e soprattutto le sue conseguenze sulla vita di chi lo ha sperimentato sulla propria pelle.
Una triste favola che, per quanto faccia male, é doveroso raccontare alle nuove generazioni affinché non accettino questa realtà come un dato di fatto ineludibile.
É il post it ideale che le mie figlie troveranno sempre nelle loro camere e recita così “non permettete che vi accada ciò che è successo a me. Con amore, la vostra mamma”.
Ti abbraccio.








2 Commenti. Nuovo commento
Tantissima verità….mai mollare continuare su questa via intrapresa… arriverà un giorno felice anche x noi donne. La parità
Parlare per cambiare.