EmpowermentFigliRecensioni e Interviste

Progetto “Tutti in TRAP”

296 visite
Nessun commento

Condividi questo post

Partiamo dal nome che richiama un genere musicale molto amato dai giovani ma anche piuttosto discusso. Quale è il suo significato?

Tutti in TRAP sta per “Try Replacing Addiction with Prevention” ovvero “sostituisci alla dipendenza la prevenzione”. Giochiamo con il termine TRAP per richiamare sia il genere musicale, in riferimento alle nostre attività di laboratorio, ma al tempo stesso al concetto di prevenzione delle dipendenze da sostanze e comportamentali, aspetto sul quale il progetto lavora quotidianamente.

Di cosa vi occupate e a chi ci rivolgete?

Ci occupiamo di disagio giovanile e prevenzione, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema dipendenze da sostanze e comportamentali, intercettare i bisogni reali dei giovani per accompagnarli e sostenerli nel percorso di crescita e favorire, qualora si presentasse l’occasione, l’accesso a servizi specialistici. Ci rivolgiamo a ragazzi/e dai 12 ai 21 anni che non necessariamente presentano una condizione di dipendenza o un uso attivo di sostanze, ma al disagio giovanile in senso ampio. Inoltre ci rivolgiamo anche ai genitori per informare, sensibilizzare ed offrire loro uno spazio d’ascolto e confronto.

Quali sono le principali problematiche giovanili che affrontate?

Quello che vediamo ogni giorno è che dietro a ogni comportamento a rischio c’è un bisogno che merita ascolto. Noi ci concentriamo su quei bisogni, non solo sui comportamenti. Per questo motivo i temi che affrontiamo variano molto spaziando dalle emozioni e la loro gestione (ansia, paura, giudizio) alla consapevolezza e maggiore informazione sulle dipendenze e i comportamenti d’abuso

In occasione del nostro incontro a scuola, avete precisato che vi trovate in uno spazio privo di stigma. Ci puoi spiegare il perché e quali sono le figure professionali a disposizione dei ragazzi? Con quali enti istituzionali collaborate?

Il nostro spazio nasce dentro una struttura pubblica, ma è pensato per essere diverso dagli “sportelli” classici. Nessun modulo da compilare, nessun giudizio, nessuna etichetta. I ragazzi possono venire, parlare, fermarsi anche solo per curiosare o bere un tè. Il team è composto da psicologi, educatori, terapisti della riabilitazione, ma collaboriamo anche con realtà del territorio e naturalmente con le scuole, i servizi sociali e altri enti del Comune di Brescia.

Non solo realtà istituzionali ma anche liberi professionisti che non rientrano nell’ambito prettamente medico-sanitario. Parlo di musicisti, fotografi, produttori grazie ai quali consentite ai giovani di incanalare le loro emozioni in attività concrete. Puoi illustrare a chi ci legge le vostre proposte?

Esatto. Uno degli aspetti più belli del progetto è la parte laboratoriale: coinvolgiamo artisti, fotografi, musicisti, producer per proporre ai ragazzi esperienze concrete dove le emozioni si trasformano in arte.
Uno dei laboratori, per esempio, è stato con Riccardo Ambrosio, fotografo bresciano che lavora nel mondo della musica. I ragazzi hanno raccontato le loro emozioni attraverso immagini, creando vere e proprie opere visive.

Il messaggio è: puoi prendere ciò che provi e trasformarlo in qualcosa di potente e creativo.

Il vostro è il primo profilo IG di una azienda ospedaliera, a conferma di come la scelta del linguaggio e del canale comunicativo sia essenziale per avvicinarsi ai giovani. Quali iniziative avete in programma prossimamente?

Abbiamo voluto aprire un profilo IG (@tuttiintrap) perché sappiamo che è lì che si trovano i ragazzi. Usiamo quel canale per parlare in modo diretto, autentico, senza filtri.
Prossimamente lanceremo un laboratorio di beatmaking e scrittura testi, e stiamo iniziando a  pensare ad un evento finale che metta insieme musica, arte e prevenzione. Nei nostri laboratori i ragazzi saranno protagonisti e con loro creiamo i nostri contenuti.

Cosa deve fare un minorenne che voglia usufruire dei vostri servizi? Qual è il grado di coinvolgimento della sua famiglia?

Un minorenne può accedere allo sportello senza bisogno di autorizzazione formale da parte dei genitori, perché lo spazio è pensato come un’area di ascolto, prevenzione e promozione del benessere.
Ovviamente, se emergono situazioni più complesse, cerchiamo di coinvolgere la famiglia in modo rispettoso, costruendo ponti e non muri. Il nostro obiettivo è sempre il benessere del ragazzo, e lavoriamo per accompagnarlo nel suo percorso, passo dopo passo.

 

 

Altri articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Persona Mamma
Francesca Garatti
Instagram
Email
Potrebbero interessarti anche: