Figli

Ai miei studenti

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Giugno é tempo di bilanci per chi frequenta il mondo della scuola.

Per i genitori é la resa dei conti, per i loro figli é l’attesa del verdetto che decreterà l’andamento dell’estate.

Per gli insegnanti?

Come ogni anno

Rimprovero la docente che sono stata.
Non ho spuntato le mie interminabili to do list. Ho sintetizzato troppo quell’argomento.
Ne ho dovuti saltare altri tre.
Avrei voluto coinvolgere i miei studenti in dibattiti e confronti che il lunedì ore 8 o il venerdì ore 13 hanno reso pura fantascienza.

Come ogni anno, riscontro difetti e mancanze anche nella persona che sono stata.
Non sono riuscita ad instaurare un rapporto con gli studenti più chiusi e sfuggenti.
Mi sarebbe piaciuto parlare maggiormente con loro.
Avrei potuto essere meno severa con alcuni.

Come ogni anno insisto nel dire ai miei ragazzi che il voto non è l’obiettivo, é solo uno strumento che fotografa la loro preparazione in quel preciso momento.

“Voi non siete i vostri voti”.

Lo penso con tutta me stessa, eppure sono la prima ad identificarmi in autovalutazioni estremamente mortificanti. Incoerenza non voluta.

Quest’anno

Per chi, come me, è cresciuto nella lentezza, ha consumato pagine di carta e si è sporcato le mani …. Il loro modo di vivere appare insostenibile, a tratti paradossale: un’esistenza frenetica sradicata dal presente.

Difficile comunicare con cuori strappati dal “qui e ora” da un affarino grande quanto una mano che faccio riporre con immenso piacere in una scatola salva vita ogni mattina.

Inutile illudersi, tace durante le ore scolastiche ma poi torna ad esercitare il suo dominio incontrastato per il resto della giornata tra notifiche, messaggi, tiktok, Instagram…. É una lotta impari. Consapevole che sia una battaglia persa in partenza, quest’anno é andata diversamente: ho creato nella mia testa l’angolo delle cose belle, attimi vissuti con i miei ragazzi durante l’intervallo e nelle pause. (Ci sarebbe anche la scatola nera, fatta di maleducazione e arroganza, ma di quella non voglio conservare memoria).

C’è chi ha pianto per la morte del suo gatto, chi si é illuminato raccontandomi le sue passioni.
Alcuni mi hanno rivelato i sogni per il futuro, altri mi hanno donato la descrizione sofferta delle difficoltà passate.

Non scriverò mai nulla di specifico sulle conversazioni con i miei ragazzi, ma voglio dire una cosa. Loro non sanno quanto siano stati preziosi per me parole e sguardi condivisi durante la ricreazione, i soli 15 minuti della mattinata in cui avrebbero potuto incollare gli occhi sullo schermo del telefono.
Quegli istanti hanno reso il presente una possibilità da pensare e vivere senza fuggire altrove.

Non mi sentirò mai pronta; ma quest’anno lascio il compito di giudicarmi ad altri e mi limito ad essere grata per ciò che ho vissuto, nel bene e nel male.

Il mio augurio per voi

Abbiate più parole.

Andate al mare, fate le vostre serate, bevete drink dai nomi impronunciabili (senza esagerare) ma trovate il tempo per coltivare le parole.

Perché i pensieri si costruiscono con le parole: se ne avete poche, pensate poco; se pensate poco, desiderate ancor meno. E l’adolescenza dovrebbe essere l’età del desiderio per eccellenza.

Usate i vostri telefoni ma non solo per scrollare video che vi faranno sentire inadeguati.
Lì dentro c’é un universo di parole che aspetta solo di essere scoperto.
Dispositivi e social possono offrire anche profondità, che non è pesantezza; leggerezza, che non è superficialità. Cercatele.

Non dimenticate che è possibile farsi ascoltare senza urlare, proprio come è successo quando mi siete venuti a cercare durante i turni di sorveglianza ai bagni, sussurrandomi i vostri segreti che rimarranno per sempre tali.
Quei segreti non sono altro che parole che vi hanno ancorati al presente senza farvi scappare chissà dove e chissà perché.

Dunque grazie a chi ha voluto essere terreno fertile affinché potessi posare qualcosa. Ma grazie anche a chi non mi ha dato questa possibilità, ricordandomi che non si può piacere a tutti e che bisogna continuare a lavorare su se stessi.

Durante l’estate scegliete con cura le parole da usare.

Fate esperienza del mondo senza la preoccupazione di dare costante visibilità a ciò che fate. Quando visualizzare un evento è più importante che viverlo, significa che la tecnica ha iniziato a creare la realtà cessando di essere un semplice modalitá di rappresentazione. Ma la tecnica non ha orizzonti, il suo unico scopo é continuare a progredire e noi siamo i mezzi dei quali si avvale. Inversione di ruoli.
Consci di questo, non siate strumenti di nessuno.

Che la vostra sia un’estate di nuove primavere.

Con affetto,

Prof.

 

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