Il passato
Corre l’anno 1977, la legge Falcucci abolisce le classi differenziali per gli alunni svantaggiati superando così il modello delle scuole speciali nel nostro Paese, tra i primi in Europa.
Quindici anni dopo viene emanata la famosa legge 104/1992, pilastro fondante del sistema di integrazione delle persone con disabilità.
Il quadro normativo italiano si evolve nel tempo in un’ottica sempre più inclusiva.
Il presupposto pedagogico di base è che siamo tutti diversi e speciali, ognuno con la propria identità e precise peculiarità.
Tralascio le direttive comunitarie, la Convenzioni ONU del 2006, l’ICF (Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) che hanno persino modificato la terminologia in materia: le parole hanno un peso, ‘persona con disabilità’ é diverso da ‘disabile’ perché evita l’identificazione tra l’individuo e il disturbo che lo colpisce.
Il presente
Ora facciamo un balzo temporale: siamo nel 2024 e c’è chi caldeggia la reintroduzione delle classi differenziali asserendo che “un disabile non lo metti di certo a correre con uno che fa il record dei cento metri”.
Come docente e formatore dissento con tutta me stessa da questa proposta e ti riporto la mia esperienza per spiegarti i motivi. Forse chi non hai mai respirato l’ambiente scuola può pensare che la presenza di una persona con disabilità si ripercuota sul rispetto dei programmi, le tempistiche e i progressi degli altri compagni. Da qui la necessità di separare per consentire che i due corridori procedano a velocità diversa. Ebbene questa visione parte dal presupposto sbagliatissimo che la classe sia solo il luogo in cui un docente insegna e i ragazzi imparano. Manco fossimo agli inizi del ‘900. La classe é senz’altro un ambiente d’apprendimento, ma é molto di più. É una comunità che riveste un ruolo essenziale ai fini dell’inclusione poiché consente di valorizzare le differenze individuali e creare legami affettivi fondamentali per lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo di qualsiasi alunno. E sottolineo qualsiasi. La presenza di uno studente con disabilità favorisce l’emersione di comportamenti prosociali e dinamiche relazionali basate sul supporto e la fiducia reciproca, responsabilizza i ragazzi e costituisce un’enorme ricchezza.
Riporto le parole di Antonello Giannelli che, in quanto presidente dell’Associazione nazionale presidi, nella scuola ci vive: “il disabile in classe è una risorsa perché anche gli altri possono capire quanto è varia l’umanità. Da un punto di vista pedagogico serve a far vedere che i valori della convivenza e della solidarietà possono essere messi in atto. Favorisce la crescita e lo sviluppo da un punto di vista etico e contenutistico”.
E aggiungo: il Ministro Valditara ha sottolineato che a settembre sono stati assunti 13mila insegnanti di sostegno, dimostrando il concreto impegno del Governo a costruire una scuola inclusiva. Benissimo: anche grazie al supporto di queste nuove preziose risorse si potrà continuare a nutrire l’inclusione, consapevoli che dividere e segregare sono forme di involuzione. (Ricordo che l’insegnante di sostegno é docente della classe e ne è contitolare).
Nutriamo l’inclusione
Nutrire l’inclusione: non sono parole mie ma il motto dell’associazione Onlus Pizzaut e del suo fondatore Nico Acampora. Padre di Leo, un bambino autistico, Nico ha realizzato un ristorante gestito totalmente da ragazzi autistici, sfidando quanti asserivano che sarebbe stato impossibile. Oggi Pizzaut é una realtà lavorativa solida fonte di ispirazione per altri progetti simili sul territorio, uno tra tutti Sbrisolaut, impresa sociale nata a Mantova nel 2022 che vede impegnati ragazzi autistici nella realizzazione di dolci.
A conferma dello straordinario successo di questa iniziativa, é stato attribuito ad Acampora il premio Guido Carli per l’impegno sociale e per l’inclusione attraverso il lavoro. Una pizzeria diviene laboratorio di inclusione e spazio di integrazione.
Come può non esserlo la scuola, luogo per eccellenza deputato alla formazione e alla crescita dei giovani?
Intervistato da Geppi Cucciari a Splendida cornice Nico afferma che “Pizzaut é un sogno diventato realtà”. Ebbene ritornare a una scuola che divide e separa sarebbe un incubo che diventa realtà. E penso che nessuno, anche chi si candida alle europee con la responsabilità di rappresentare il nostro Paese, voglia questo.
Ti abbraccio







