1950
Prisca ha 9 anni. È una bambina curiosa, vivace e così emotiva da poter sentire il suo cuore quando prova emozioni forti.
Detesta le ingiustizie, ama leggere, scrivere e trascorrere le sue giornate con Elisa e Rosalba.
Con loro condivide segreti, avventure, pensieri e racconti. Le tre bambine litigano, si confrontano e si sostengono a vicenda… Sono tante cose riassumibili in una sola, potentissima parola: amiche.
Prisca è la protagonista di “Ascolta il mio cuore”, romanzo di Bianca Pitzorno ambientato in Sardegna nel secondo dopo guerra.
Altri tempi, indubbiamente.
1990
Ho 9 anni. Sono una bambina estroversa, troppo sensibile e sempre alle prese con qualche domanda. Le ingiustizie provocano in me una rabbia incontenibile capace di trasformarsi in malessere fisico.
A 10 anni decido che da grande studierò le leggi, forse capirò il perché di tanta iniquità e prepotenza e potrò far qualcosa.
L’amicizia per me è una cosa seria, uno spazio in cui emozioni e paure approdano in un porto sicuro. Ad accoglierle c’è Diana, la mia migliore amica.
Amiamo libri, musica, danza. Inventiamo canzoni e trascorriamo notti intere sgranocchiando patatine di nascosto dalle nostre mamme salutiste.
Anni ‘90.
Altri tempi, indubbiamente.
2026
Luisa ha 9 anni.
Adora trascorrere il tempo libero saltellando tra telefono e tablet, i suoi inseparabili compagni di avventure. Con loro riesce a fare qualsiasi cosa comodamente distesa sul suo letto: videogames, musica, youtube, grafiche accattivanti, nuovi contenuti con un solo gesto. Un intero mondo a portata di mano.
Conosce tanti amici, così tanti da scordarsene i nomi nel giro di qualche ora.
Passano le ore e Luisa è sempre lì, a fissare uno schermo che le regala tanti stimoli colorati.
Figlia unica, mamma e papà sempre al lavoro, una nonna troppo anziana per poter giocare con lei. Cosa dovrebbe fare per combattere la noia?
E poi, così, lei sta proprio bene, si sente appagata e gratificata.
Con il passare del tempo compaiono i primi disturbi: insonnia, calo del rendimento scolastico, problemi posturali e visivi.
Da qualche mese Luisa indossa un grande paio di occhiali. I suoi occhi, sempre più piccoli, sono stanchi. Di quella stanchezza figlia del tempo e della vita che segna gli sguardi. E che no, a 9 anni non dovrebbe proprio esistere.
I suoi genitori le hanno ritirato qualsiasi dispositivo e lei si sente sempre peggio, come se le avessero tolto l’aria.
Oggi Luisa è in cura presso il Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web, un presidio clinico multidisciplinare voluto dal Policlinico Gemelli di Roma e la Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica.
Pediatra, psichiatra e neuropsichiatra le hanno diagnosticato una grave disfunzione comportamentale: il suo comportamento digitale compulsivo agisce sui circuiti cerebrali della ricompensa e del piacere esattamente come accade nelle dipendenze da sostanze stupefacenti.
Quelli di Luisa non sono semplici capricci di una bambina davanti a un divieto, sono crisi di astinenza.
Nell’epoca dell’ipercontrollo, del registro elettronico e dei localizzatori che mostrano ogni movimento dei nostri figli…. si può essere tossicodipendenti a 9 anni.
Ci si può drogare nella propria cameretta, sotto gli occhi ignari dei genitori.
E così vengo avvolta da un velo di malinconia nel ripensare a quelle patatine che nascondevo con Diana sotto i nostri letti, la massima trasgressione di due normalissime e inseparabili bambine di 9 anni.
Altri tempi, indubbiamente.
Ma abbiamo sbagliato qualcosa, forse.
Ti abbraccio
Ps: prossimamente ti parlerò del Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web, del numero verde dipendenze da poco attivato dall’Istituto Superiore di Sanità e della campagna Iphone.







