I fatti
La Legge di Bilancio (legge 30.12.2024 n. 207) pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre dello scorso anno ha stabilito lo stanziamento di mezzo milione di euro nel 2025 per l’offerta formativa rivolta agli studenti delle scuole secondarie in materia di educazione sessuale ed affettiva. Tuttavia, é di pochi giorni fa la notizia che questi fondi verranno utilizzati per formare gli insegnanti sui temi della fertilità e della prevenzione dell’infertilità.
La situazione europea
Lituania, Polonia, Romania, Bulgaria, Cipro e Italia: i Paesi che non dispongono ancora di una legislazione sull’insegnamento dell’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole. Questo vuoto normativo favorisce sterili polemiche e fraintendimenti.
“Come si può pensare di parlare di argomenti come il coito, il piacere sessuale, la masturbazione con bambini di 5 anni?”, si domanda sconcertato il deputato Rossano Sasso, al quale andrebbe spiegato che un bambino di 5 anni frequenta la scuola dell’infanzia o la primaria e che il testo dell’emendamento interessava solo gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (ecco il testo)
https://documenti.camera.it/leg19/dossier/Pdf/ID0011dvol2.pdf
E ancora: inutile avere paura dell’ideologia gender, argomentazione spesso utilizzata per boicottare l’insegnamento dell’educazione all’affettività e alla sessualità; basterebbe leggere quanto riportato sul sito del Ministero della salute per capire che una simile interpretazione non ha a nulla a che fare con la realtà dei fatti. Sarebbe bene, dunque, evitare di trasformare il dibattito nell’ennesimo scontro ideologico e cercare di capire cos’é l’educazione sessuale nella sua più ampia accezione.
Dal sito salute.gov.it
“L’educazione sessuale è qualcosa di più un trasferimento di informazioni di tipo medico-sanitario essendo strettamente connessa con l’educazione all’affettività e alle relazioni, al rispetto dei diritti umani e alla parità tra i sessi”.
Rispetto dei diritti e parità di genere sono i pilastri portanti di questo insegnamento.
Rispetto dei diritti umani
Pochi giorni fa si è celebrata la prima giornata del rispetto pensata in memoria di Willy Monteiro Duarte, il ventunenne ucciso nel 2020 per aver difeso un amico in difficoltà.
Una scuola incentrata sulla persona non può non educare al rispetto dell’altro ed è per questo che il Ministro Valditara ha giustamente invitato le Istituzioni scolastiche a prevedere momenti di confronto sulle tematiche della violenza, del bullismo e del cyberbullismo proprio il 20 gennaio, giorno in cui Willy avrebbe festeggiato il suo ventiseiesimo compleanno.
Se la Scuola vuole essere un “luogo di affermazione della cultura e del valore del rispetto” (queste le parole del Ministro), come esimersi dal predisporre interventi educativi in tal senso?
E non sarebbe più opportuno che un argomento così delicato venisse affrontato da esperti in materia piuttosto che da docenti privi di alcuna formazione con il rischio di far prevalere opinioni personali o diffondere informazioni errate?
Parità di genere
Recentemente alcuni pediatri hanno promosso sui social una campagna di sensibilizzazione rivolta a genitori ed educatori per informarli sui pericoli legati ai testi maschilisti di alcune canzoni trap, genere in voga tra i più giovani. Non tutte le canzoni destano preoccupazioni; tuttavia una ricerca condotta da Libreriamo su un campione di 500 testi (i dati qui https://libreriamo.it/intrattenimento/allarme-trap-canzoni-testi-violenza/) evidenzia che più della metà contiene parole poco rispettose del genere femminile. Le ragazze sono spesso definite come “facili” e considerate alla stregua di trofei da esibire, oggetti sessuale contesi tra due virili predatori. La musica educa, nel bene e nel male e può compromettere la crescita emotiva dei giovani. E così, volendo opporsi alle parole violente e stereotipate di Tony Effe, Shiva ecc…, i pediatri hanno diffuso video in cui interpretano le poesie di Battiato, Mia Martini e tanti altri cantautori adoperando la musica come uno strumento per diffondere gentilezza. Un delicato inno alla parità di diritti. Un’iniziativa bellissima ma scardinare pregiudizi e falsi miti in nome della parità tra uomo e donna é un compito che spetterebbe innanzitutto alla scuola.
I ragazzi assorbono ciò che ascoltano, non si tratta di censurare ma di aiutarli ad analizzare i messaggi diffusi dai loro idoli. Inutile fingere che questa realtà non esista, più costruttivo riflettere a scuola con persone competenti, non semplici insegnanti curricolari, sulla sua intrinseca pericolosità.
Ecco che l’educazione all’affettività diviene il presupposto indispensabile del cambiamento culturale che l’istituzione scolastica dovrebbe promuovere insegnando a decodificare e riconoscere le emozioni, gestire fallimenti e frustrazioni ed educando al confronto dialogico e all’accettazione di un No.
Perché violenza e prevaricazione nutrono di sé tante storie di mancanza di rispetto e di negazione di diritti, non solo i fenomeni del bullismo e cyberbullismo.
Affinché i giovani vengano sostenuti nel cammino formativo che li porti ad essere individui responsabili capaci di gestire la loro sfera emotiva con consapevolezza e nel rispetto reciproco.
Ti abbraccio.







