Figli

Eyes up

244 visite
Nessun commento

Condividi questo post

Cos’è EYES UP

É la ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, il Centro Studi Socialis e l’Associazione Sloworking.

Un acronimo, Early Exposure to Screens and Unequal Performance, che è anche un monito per gli adolescenti (ma anche per gli adulti): staccate gli occhi da quegli schermi, sguardi rivolti al cielo.

Obiettivo

Verificare se l’età del primo utilizzo di smartphone e social network possa avere un impatto sul rendimento scolastico.
In che modo? I ricercatori hanno utilizzato dati longitudinali raccolti circa su 7000 studenti di classi seconde e terze di scuole secondarie di secondo grado in Lombardia.
Somministrando a questo campione un questionario e incrociando le risposte con i risultati nei test INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo) é emerso un legame tra l’esposizione precoce a smartphone e social e il peggioramento del rendimento scolastico.

Risultati

Per la lettura esaustiva della ricerca, ti invito a scaricarla gratuitamente a questo link.

https://drive.google.com/file/d/18eWTjuzIgtC5WKsm3YCvOBVab_Nweky5/view

Qui mi limito a sottolineare che:

  1. La performance di chi utilizza i social prima dei 12 anni, rispetto a quanti aprono il primo profilo dopo i 14 anni, é più scarsa. Le aree più colpite sono quella linguistica, matematica e la capacità di concentrazione.
  2. Per quel che concerne il genere, il fenomeno interessa maggiormente i maschi che prediligono la fruizione di contenuti in streaming o le piattaforme di gaming; la componente femminile, invece, pare essere più attratta dal mondo dei social.
  3. Chi proviene da un contesto famigliare meno strutturato tende ad avere il primo telefono personale prima rispetto ai figli di persone più istruite e che possono offrire opportunità educative più stimolanti e adatte alla loro età.
  4. Un dato che trovo estremamente preoccupante: più della metà degli intervistati utilizzano lo smartphone fin dalla prima mattina e il 22% lo consulta con la stessa frequenza anche durante la notte. Proprio ieri, in occasione della Giornata internazionale del sonno, ho condiviso i dati di un altro studio di Università Bicocca che evidenzia l’importanza del sonno ai fini della performance scolastica. Problemi di insonnia e scarsa qualità del sonno hanno un forte impatto sul benessere psicofisico del ragazzo/a, in particolare quando derivano dall’uso prolungato di un device durante la notte.

Per interpretare i risultati della ricerca non serve essere un addetto ai lavori, basta un po’ di buon senso.
I dottori Alberto Pellai e Daniele Novara, ancor prima che venissero rese note queste evidenze statistiche, hanno giustamente posto all’attenzione del grande pubblico la questione della precocità digitale.

C’é poi il tema del perpetuarsi delle diseguaglianze: la ricerca conferma che il contesto di origine influenza pesantemente  lo sviluppo del minore, amplificando le differenti opportunità di crescita e di sviluppo (ricordi il fenomeno della trappola educativa?, te ne ho parlato qui https://www.personamamma.it/diritti-umani-e-poverta-educativa/

Inutile scandalizzarsi, viviamo in un Paese in cui il tempo medio settimanale dedicato ai libri è passato dalle 3 ore e 16 minuti del 2023 alle 2 ore e 47 minuti nel 2024.

Ben venga l’auspicato intervento legislativo ma, isolato, servirà a ben poco.

Ho la fortuna di lavorare in un Istituto che presta particolare attenzione a contenere entro i limiti delle esigenze educative il rapporto tra studenti e device.
Questo per dire che sono
gli adulti che devono porre più attenzione e vigilare. Ma sono sempre gli adulti, non tutti fortunatamente, che assecondano le richieste dei figli.
Perché un minore davanti a uno schermo é una persona ipnotizzata che, dunque, non crea problemi. Anche se il “dare problemi” dovrebbe essere connaturato alla condizione adolescenziale.

Quali che siano le motivazioni (ridurre stress e fatica, disporre di più tempo per sé stessi, evitare scocciature), mi pare paradossale che tanti adulti non abbiamo compreso un concetto elementare: in nome di una personale comodità di breve termine le loro scelte educative sono all’origine di problematiche di medio lungo termine ben più gravi e complesse da affrontare.
Anche volendo limitarsi ad una lettura utilitaristica della questione, di per sé un po’ sterile e priva di una logica educativa, si tratta di un fantastico autogol.

Quindi continuiamo a fare altro invece di guardare in faccia il problema immenso di questa società (e i nostri figli).
Continueremo così a collezionare storie di sofferenza e solitudine delle quali forse non ci accorgeremo nemmeno, impegnati a stordire teste e occhi davanti a un tablet.

A ciascuno il suo device, parole e sguardi sono ormai fuori moda.

Ti abbraccio.

Altri articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Persona Mamma
Francesca Garatti
Instagram
Email
Potrebbero interessarti anche: