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Diritti umani e povertà educativa

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Educazione e povertà, due realtà che dovrebbero vivere agli antipodi

Eppure l’ISTAT stima che 1 milione e 295 mila bambini e ragazzi nel nostro Paese, quasi il 14% del totale, versino in una condizione di indigenza economica ed educativa.

É la cosiddetta “trappola della povertà educativa” e funziona più o meno così: dimmi da dove vieni e ti dirò cosa diventerai.
In altre parole, provenire da un contesto socio economico disagiato influenza notevolmente il percorso educativo di un bambino perché lo priva di importanti occasioni di sviluppo e di arricchimento personale.

Di generazione in generazione non solo si acuiscono le disparità socio-economiche ma anche le disuguaglianze culturali.

“Ascensore sociale bloccato”, denuncia l’Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, secondo il quale esiste una vera e propria ereditarietà della povertà economica-educativa dei genitori. I figli dei laureati, infatti, hanno il triplo delle possibilità di terminare gli studi universitari rispetto ai coetanei i cui genitori hanno conseguito solo la licenza media. Ne deriva che un individuo appartenente ad una famiglia povera avrà scarse probabilità di migliorare la propria condizione di vita di partenza.

Ma se le origini diventano un fattore che segna lo sviluppo di un bambino e se il provenire da un contesto svantaggiato si traduce nell’impossibilità di accedere ad attività formative ed educative nella loro più ampia accezione, sport e cultura diventano appannaggio di pochi. Questo significa compromettere irrimediabilmente il futuro di quanti non rientrano nel novero dei fortunati.

Giustizia sociale, diritto all’istruzione e capacità relazionali

Come conciliare milioni di destini già scritti  in partenza con la dimensione costituzionale del diritto all’istruzione (art. 34 Costituzione) inteso come diritto a vedersi garantita la possibilità di svilupparsi culturalmente? E con gli artt. 26 e 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo che proteggono il diritto all’istruzione e quello “di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici” (art. 27)? 

Con quale spirito di coerenza poter affrontare il tema della giustizia sociale se non ci indigniamo davanti a numeri che dovrebbero farci inorridire?

(Per un approfondimento dai un occhio qui)

https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/#584-i-minori-in-condizione-di-deprivazione-sociale-che-non-possono-permettersi-attivita-di-svago-fuori-casa-a-pagamento

Non c’è, dunque, da stupirsi se il rapporto Invalsi 2024 (disponibile a questo link)

https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20Prove%20INVALSI%202024.pdf

recita testualmente: “restano significative disuguaglianze legate al contesto socioeconomico e culturale delle famiglie di allievi e allieve, segnale di un sistema scolastico scarsamente equo che si dimostra non sempre capace di assolvere al dettato costituzionale di compensare gli effetti del peso del contesto di provenienza”.

Ma la questione é ben più grave poiché non riguarda solo la scuola e le materie oggetto di prova Invalsi; emerge, infatti, la tendenziale disaffezione di molti giovani verso la cultura in generale.

Assistere ad uno spettacolo, visitare un museo o, semplicemente, leggere suscitano scarso interesse in un adolescente ed è normale che sia così se quel ragazzo è stato un bambino dagli occhi sbarrati davanti al tablet fin dal passeggino.

Perché dovrebbe diventare un appassionato di teatro, un intenditore di arte o un insaziabile lettore se nella prima infanzia non gli sono stati forniti gli strumenti per sviluppare sensibilità culturale e sete di sapere?
Perché dovrebbe apprezzare la lentezza e la profondità avendo respirato solo la velocità e la comodità delle nuove tecnologie? (Non sono loro il problema, ma il loro uso incontrollato dalla tenera età. Quindi il problema SONO I GENITORI).

E che dire delle competenze relazionali come empatia e cooperazione e di tutte le capacità che non rientrano nell’area cognitiva ma che risultano preziose per la crescita armoniosa dell’individuo?

Stimolare e arricchire le menti dei nostri figli é l’unico antidoto contro il dilagare di ignoranza e superficialità. Per farlo, inutile nascondersi, spesso servono anche i soldi. Pertanto eliminare la povertà minorile è la condizione indispensabile per garantire lo sviluppo educativo e culturale di tutti.
Fino a quando i dati non cambieranno, continuerò ad essere a disagio parlando di diritto all’istruzione, uguaglianza e giustizia sociale.
Per l’esattezza, quel senso di imbarazzo di chi non ama raccontare balle ai suoi studenti.

Ti abbraccio.

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