Carlotta Manni, creator digitale e mamma.
Il suo peccato? L’onestà. Aver sottolineato su Instagram la disparità tra uomo e donna nella gestione dei figli ammettendo che questo le abbia causato malessere.
Magicamente insulti e frasi ingiuriose hanno popolato il suo profilo ig ricoprendola di fango.
Ti parlo di Carlotta, alla quale va tutta la mia solidarietà, perché è stata una maestra nell’arte di rispondere con garbo.
Non si è fatta abbattere da quell’odio senza senso ma ha ribadito il diritto di essere se stessa e di mostrare, senza vergogna, le sue emozioni.
La gente critica e parla a vanvera rendendo ancor più gravoso il carico mentale e fisico che accomuna tutte noi.
Pensaci: quanti ti hanno giudicata per le tue scelte educative? Nel mio caso, tantissimi.
Quanti, invece, i consigli sull’importanza di non trascurarti? Personalmente li conto sulle dita di una mano.
Se lavori ti senti in colpa perché non dedichi ai figli il tempo che altri ritengono doveroso tu trascorra con loro.
Se non lavori, ed è una scelta, sei una mamma chioccia che vizia i figli.
Se non lavori perché il mondo professionale -lontano anni luce dalla parità- te lo impedisce, soffri già di tuo, senza bisogno dell’aiutino del pubblico.
E così, chi si ascolta e cerca di volersi bene viene etichettata come strana, immatura, una che non si merita quel dono prezioso che sono i figli.
Proprio come è successo a Carlotta.
Che tu sia una mamma naturale, adottiva, affidataria, single o accompagnata.
Che tu sia iper protettiva, iper performante, distrutta dalla stanchezza oppure più rilassata, di quelle che lasciano fare e meno controllanti…Non importa.
Sono tanti i tuoi possibili modi di essere mamma e sei l’unica a sapere ciò che è giusto o sbagliato per te e la tua famiglia.
Sarai sempre simbolo di dedizione e affetto incondizionati anche se imparerai a prenderti cura di te.
Come? Condividendo compiti e strategie educative con il tuo partner (molti papà sarebbero felici di emanciparsi dal ruolo secondario che spesso si ritagliano in famiglia) e ricordandoti ciò che ti rende felice.
Hai mai letto “Dieci minuti al giorno” di C. Gamberale?
L’autrice suggerisce di dedicare 10 minuti della giornata a una attività nuova, diversa per uscire dagli schemi e smettere di avere paura.
Ispirata da quella lettura, ho deciso di cimentarmi ogni giorno in qualcosa che desse piacere a Francesca Persona e non c’entrasse nulla con Francesca Mamma.
Esempi? Cucinare, fare sport, camminare, leggere, scrivere, disegnare, riposare, telefonare a una amica. Anche solo per dieci minuti. Poco, ma sempre meglio di niente.
Non è impraticabile ma bisogna imporselo.
Credimi, ho trovato ricette, allenamenti a casa, pagine da leggere o scrivere, divani, telefoni che mi stavano aspettando. Ma per farlo ho dovuto imparare a delegare, cosa per me assai complessa. “Fede (mio marito) pensaci tu per favore, io mi prendo i miei 10 minuti”.
Perché la maternità può essere declinata in infinite modalità ma ciascuna di loro presuppone un solo e unico modo di essere persona: appagata, serena, realizzata.
E qualche sbavatura ci sta.
Fammi sapere se decidi di ritagliarti i tuoi 10 minuti e cosa ti rende felice.
Ti abbraccio







