FigliLavoro e Diritti

Che inizino gli incastri!

226 visite
Nessun commento

Condividi questo post

Da pochi giorni ha preso il via la stagione degli incastri che vede i genitori italiani impegnati a studiare a tavolino la strategia per sopravvivere alla lunga pausa scolastica.

“Ma che ne sai tu che sei in ferie per 3 mesi?”, mi sono sentita dire l’anno scorso quando ho pubblicato un blog sui costi dei centri estivi.

Rispondo.

Uno: sono solita denunciare situazioni che non condivido anche quando non mi riguardano personalmente.

Due: un insegnante non vive 3 mesi di puro ozio. Riunioni, programmazioni, pianificazione dell’attività didattica e aggiornamenti richiedono tempo. Se poi vivi nell’eterno precariato e ti dai da fare come freelance, i 3 mesi sono pura utopia.

Fuor di polemica, la questione mi sta a cuore, ecco perché oggi ti voglio parlare della direttiva (UE) n. 2019/1158 che intende promuovere l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare.

La direttiva (UE) n. 2019/1158

Oltre ad introdurre una seria di disposizioni su congedo parentale e per i prestatori di assistenza, la Direttiva prevede la possibilità di richiedere modalità di lavoro flessibili in determinate ipotesi.

Riporto i primi 3 commi dell’articolo 9 della Direttiva.

Articolo 9 Modalità di lavoro flessibili

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che i lavoratori con figli fino a una determinata età, che non deve essere inferiore a otto anni, e i prestatori di assistenza abbiano il diritto di chiedere orari di lavoro flessibili per motivi di assistenza. La durata di tali modalità di lavoro flessibili può essere soggetta a una limitazione ragionevole.

2. I datori di lavoro prendono in considerazione le richieste di modalità di lavoro flessibili di cui al paragrafo 1 e vi rispondono entro un periodo di tempo ragionevole alla luce sia delle proprie esigenze sia di quelle del lavoratore. I datori di lavoro motivano l’eventuale rifiuto di una tale richiesta o l’eventuale richiesta di rinvio.

3. Quando le modalità di lavoro flessibili di cui al paragrafo 1 hanno durata limitata, alla fine del periodo convenuto il lavoratore ha il diritto di ritornare all’organizzazione originaria della vita professionale.

Il decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105, in vigore dal 13 agosto 2022, ha dato parziale attuazione alla direttiva (UE) n. 2019/1158, recependo le novità in materia di permessi e di congedi per l’assistenza ai soggetti riconosciuti disabili. Non ha previsto però una normativa sul diritto di richiedere modalità flessibili come lavoro a distanza e flessibilizzazione dell’orario di lavoro.
Tuttavia, come ha puntualizzato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, quando le disposizioni delle direttive sono così particolareggiate da escludere qualsiasi discrezionalità da parte degli Stati membri, esse possono trovare diretta applicazione senza necessità di recepimento specifico se è scaduto il termine per recepirle.
Pare proprio che questo sia il caso dell’art. 9, una norma che non lascia alcun margine di discrezionalità in ordine alla sua attuazione ai singoli Stati e, dunque, non abbisogna di ulteriori puntualizzazioni.

Ne conoscevi l’esistenza?

Meno social washing e più sostanza

Siamo reduci dalla celebrazione della festa della mamma: workshop a tema, dibattiti e conferenze per tutto il mese di maggio.
Voltata la pagina del calendario, con giugno si inaugura la stagione del campionato di tetris dal quale le madri escono sempre perdenti. Tre mesi senza la scuola per molte famiglie sono ingestibili, soprattutto quando non si dispone di aiuti e non si possono affrontare i costi, non di rado proibitivi, dei centri estivi. Se le condizioni divengono insostenibili, le alternative sono due: o il genitore freelance diviene il giocatore numero uno, quello che, per intenderci, ridurrà gli impegni lavorativi per potersi occupare dei figli; oppure il genitore più debole lavorativamente parlando (indovinate un po’ chi?) sarà costretto a rinunciare alla sua professione accontentandosi di un congedo da fame o, peggio, scegliendo di dimettersi.

Game over.

E le belle parole, i buoni propositi sulla parità di genere e sul modello di genitorialità condivisa?

Tanto, tantissimo social washing; poca, pochissima sostanza.

L’art. 9 della Direttiva n. 2019/1158 che, ahimè, pochi conoscono, consentirebbe ad entrambi i genitori di occuparsi dei figli introducendo modalità di lavoro flessibili o riducendo temporaneamente gli orari di lavoro. Perché i compiti di cura dei minori sono anch’essi un lavoro, anche se non retribuito. Come tali, richiedono tempo che è dovere dei datori riconoscere ai propri dipendenti nell’ottica della responsabilità sociale dell’impresa.

Dal lato dei privati, dunque, servirebbero meno proclami sulla necessità di bilanciare lavoro e vita privata e un maggior impegno nel rendere i genitori lavoratori effettivamente liberi di ricoprire entrambi i loro ruoli.

Quanto allo Stato, é palese il suo essere complice di un sistema ingiusto, a tratti tragicomico.
Ricordo l’anno in cui ho lavorato in dad durante la pandemia; come docente non rientravo nelle categorie alle quali il decreto Sostegni riconosceva l’indennità Covid poiché la mia professione poteva essere svolta anche da casa.
Vero, se non avessi avuto due bimbe, rispettivamente di 2 anni e di 6 mesi a cui badare tra una lezione e l’altra inchiodata al pc. La solita distanza tra teoria e pratica spesso non contemplata da un legislatore un po’ distratto.
Prima assumemmo una baby sitter per così tante ore alla settimana da rendere quell’anno un capolavoro antieconomico; in seguito dovetti chiedere il congedo parentale perché per più di due mesi i tamponi delle mie figlie continuavano ad essere positivi. (Congedo, lo ricordo, retribuito al 30% all’epoca).

Tragicomico, appunto.

Questo per dire che non ci sarà fine alle diseguaglianze di genere in ambito lavorativo finché non si metterà mano al sistema del calendario scolastico e non si aumenteranno le indennità dei congedi parentali.
Senza questi due ineludibili passi non sarà mai possibile intavolare un serio ragionamento sulla questione estiva e sulla parità di genere.

Maggio continuerà a vestirsi di rosa e giugno sarà sempre il mese dei tanti mattoncini multi colore di tetris.
Tra improbabili incastri e salti mortali, come ogni estate finirà per prevalere il nero. Il colore della solitudine e delle difficoltà che affronteranno milioni di genitori italiani.

Che la partita abbia inizio!

Ti abbraccio

Altri articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Persona Mamma
Francesca Garatti
Instagram
Email
Potrebbero interessarti anche: