5 Ottobre 2024
Festeggiamo insieme la giornata mondiale dei docenti, ingresso libero nei musei bresciani per loro…. Tutto bello ma l’unico posto in cui vorrei poter entrare oggi é l’ufficio del nostro Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
E allora immagino di essere lì, seduta su un’elegante poltrona.
Fatemi fantasticare.
Caro Ministro….
reputo meravigliosi i Suoi riferimenti alla cultura del rispetto e alla necessità di restituire agli insegnanti l’autorevolezza e il prestigio che meriterebbero. Però…c è un però.
Quando sostiene che “la mia visione di scuola è quella costituzionale, cioè la scuola che mette la persona al centro”….. mi balzano alla mente un paio di cose, fastidiose e pungenti come sassolini nelle scarpe di piedi stanchi.
Mi permetta di condividerle con Lei.
Pochi giorni fa la Commissione Ue ha bacchettato l’Italia per l’uso abusivo dei contratti a tempo determinato nella scuola pubblica. Secondo la Commissione, inoltre, la legislazione italiana sullo stipendio del personale docente precario realizza un trattamento discriminatorio non riconoscendo loro gli scatti di anzianità come accade per i docenti assunti a tempo indeterminato (per i quali é prevista una progressione salariale in base ai precedenti periodi di servizio). Per tali motivi la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue.
Si parla, come è giusto che sia, di disagio giovanile, studenti al centro della scuola, didattica inclusiva e personalizzazione dell’insegnamento; tuttavia ritengo che anche altre questioni meriterebbero la Sua attenzione.
Quando, intervistato da Paolo Liguori, ha sottolineato l’opportunità che la scuola stimoli la cultura del rispetto, ho colto in questa Sua esortazione due declinazioni di rispetto: delle persone e delle regole.
Rispetto delle persone
I docenti sono persone che dovrebbero ricoprire un ruolo cruciale nella crescita dei giovani che, al contrario, troppo spesso li considerano individui falliti perché sottopagati.
Le istituzioni politiche, dall’alto dei loro uffici ben arredati, forse non colgono il disagio degli insegnanti, tra retribuzioni da fame, precariato senza fine e problematiche giovanili.
Le consiglio, a tal proposito, un tour nell’Ecosistema scuola (il nome non è casuale, è l’ultimo report di Legambiente che denuncia le pessime condizioni delle strutture scolastiche in termini di manutenzione e agibilità) per colmare il divario tra le Sue parole e la nostra realtà e per estendere il richiamo costituzionale al principio personalista, a Lei tanto caro e sempre molto scenografico, all’altra metà della relazione educativa, i docenti appunto.
Serve un intervento decisivo che restituisca loro dignità e li valorizzi anche sul piano economico.
E smettiamola di nasconderci dietro i 50 euro in più o in meno della carta dei docenti; una recente ricerca dell’Università del Sussex ha evidenziato che lo status sociale degli insegnanti italiani é il terzultimo al mondo con un punteggio di 14/100, contro la media europea di 34/100.
Rispetto delle regole
Quando do il buon esempio alle mie figlie sono mossa dalla convinzione della correttezza del mio comportamento. Il fatto che le mie bimbe probabilmente impareranno da me non è la motivazione principale del mio agire in quei termini ma solo la naturale conseguenza di un processo di apprendimento per via imitativa.
La recente contestazione della Commissione europea in relazione all’abuso della contrattazione a termine e della condotta discriminatoria a danno dei docenti precari dimostra un dato inequivocabile: siamo in presenza di un genitore (lo Stato) che esige dai figli disciplina e regole rispetto dalle quali lui, tuttavia, si sente esonerato.
Ritiene fattibile insegnare ai ragazzi il significato della legalità senza che le Istituzioni riconoscano per prime il valore della coerenza?
Forse le sarà sfuggito che la Costituzione non enuncia solo il principio personalista, ma anche il diritto al lavoro e il principio di uguaglianza. Cardini della nostra democrazia che il nostro Paese dimostra di non voler rispettare e, per questo, viene deferito alla Corte di giustizia dell’UE.
In conclusione
Ben vengano le giornate per promuovere docenti e cultura ma oggi non entrerò senza pagare nei musei della mia città. La considero una forma di elemosina.
Grazie ai nonni (quel prezioso welfare casalingo che ha sostituito uno Stato inesistente quando, come precaria dell’Universita statale, non mi é stato riconosciuto un euro di maternità) andrò con mio marito a sentire una conferenza del Prof. Galimberti. Gratuita pure questa, pensi un po’ che coincidenza.
Il Professore parlerà della condizione giovanile al giorno d’oggi. Una tematica che mi sta a cuore perché amo immensamente il mio lavoro nonostante lo stipendio da fame.
Galimberti. Un Maestro nell’autentico senso di questa parola, dal latino Magister, da magis, e cioè “più”, al contrario di Minister, da minus, “meno”, un semplice servitore.
Il tempo ha realizzato un’inversione semantica, sta a Lei dimostrare di esserne all’altezza.
Cordialmente
Un’insegnante tra tant*







