Lavoro e Diritti

I diversi volti della violenza di genere

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Da Taranto a Calcutta: l’escalation della violenza di genere

Siamo a Maruggio, in provincia di Taranto.

Nel turno notturno di guardia medica una dottoressa viene aggredita dai genitori di un piccolo paziente.

L’episodio la induce a rassegnare le dimissioni, un atto di protesta contro le frequenti forme di violenza verbale e fisica che sempre più spesso colpiscono gli operatori sanitari, in particolare le donne.

“Mi dimetto per tutte le donne dottoresse in prima linea come me”, ha affermato la vittima.

Il gesto ha attirato l’attenzione dell’Asl di Taranto, che si è detta disponibile ad offrire un supporto psicologico alla donna invitandola a proseguire la sua attività professionale e del Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito “inaccettabili” le violenze a danno del personale medico.

Spostiamoci ora in India, precisamente a Calcutta, dove una dottoressa tirocinante di 31 anni è stata stuprata e uccisa all’interno dell’ospedale in cui prestava servizio.

Due episodi certamente diversi per la gravità del loro epilogo ma che condividono un minimo comune denominatore: donne, professioniste, vittime di violenza sul luogo di lavoro.

Una violenza che degenera fino ad arrivare al più grave delitto contro la persona, l’omicidio.

La morte della giovane dottoressa ha sollevato la protesta di migliaia di donne che sono scese in strada per chiedere alle istituzioni sicurezza, rispetto e giustizia. In diverse parti del Paese il personale medico degli ospedali pubblici ha proclamato uno sciopero a tempo indeterminato denunciando le aggressioni quotidiane alle quali é sottoposta la categoria.

Una reazione composta ma decisa contro un fenomeno in costante aumento.

Le donne vittime di omicidio in Italia

In Italia si parla tanto di femminicidi; tuttavia il termine, in voga nel linguaggio comune,  non è utilizzato nel codice penale che prevede il reato di omicidio e una serie di  aggravanti in presenza di legami di parentela, violenze sessuali e altri delitti.

Questo è ciò che che accade nella maggior parte dei paesi europei: solo Cipro, Malta e Belgio riconoscono il femminicidio come un reato a sé stante.

Se a ciò si aggiunge che l’ultimo report europeo in materia risale al 2018, si comprendono le difficoltà a tracciare una panoramica esaustiva del fenomeno all’interno dell’Unione Europea.

Per quanto concerne il nostro Paese, a luglio è stato pubblicato il rapporto semestrale del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, relativo ai primi sei mesi del 2024. Si tratta di una accurata analisi della violenza di genere in tutte le sue molteplici forme che prende in considerazione numerose variabili, ad esempio l’età, il genere di autori e vittime e la natura della loro relazione.

Per il triennio 2021-2023, con riferimento ai reati di atti persecutori, maltrattamenti contro familiare e convivente e violenza sessuale, ecco quale è l’incidenza delle vittime di genere femminile: 74/75% per gli atti persecutori, 81/82% per i maltrattamenti contro familiari e conviventi, 91% per le violenze sessuali.

Il primo semestre del 2024 evidenzia una diminuzione di atti persecutori (-8%) e di violenze sessuali (-2%) mentre aumentano i maltrattamenti (da 11.808 a 12.424).

Sono solo dati provvisori ma ci aiutano a capire quanto questi fenomeni riguardino il mondo femminile.

Passando agli omicidi volontari con vittime di sesso femminile riconducibili alla violenza di genere sono 49 i casi registrati nel primo semestre del 2024. Aggiungendo quelli di luglio e agosto si arriva a 54 donne uccise dall’inizio dell’anno.

Una ogni poco più di 4 giorni.

Possiamo considerare questi numeri solo numeri?

Vogliamo abituarci a questo stillicidio al punto da esserne assuefatti?

O vogliamo chiamare questi numeri con i loro nomi: da Rosa D’Ascenzo (01/01/2024) a Lucia Felici (09/08/2024), passando per Anna, Maria, Nadia, Saida, Loredana….?

Vite cancellate.

Storie di donne distrutte.

Ecco i diversi volti della violenza di genere: tante sfumature di aggressività, molte facce, numerose esistenze rovinate per sempre.

E, attenzione, questo accade anche senza che si arrivi al drammatico epilogo dell’omicidio.

Può morire il cuore anche se il corpo sopravvive. Vediamo qualche esempio

Solo ad agosto

I telegiornali hanno dato ampio spazio alla morte di una donna a Collegno – Torino, uccisa dal compagno di 81 anni che si è poi tolto la vita in piazza di fronte ai passanti.

Si è parlato molto anche di una setttantaduenne trovata senza vita nella sua auto a Fonte Nuova – Roma. Questa la sua sorte per aver chiesto la separazione al marito.

Ora andiamo a Bolzano, dove una ragazza di 16 anni é stata violentata da un uomo che ha ripreso questa barbarie con il suo smartphone.

O a Rimini, in cui una giovane é stata stuprata da un gruppo di ragazzi. A loro carico la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo pluriaggravata su minorenne.

Per finire ad Alba Adriatica – Teramo: una quindicenne viene violentata dal ragazzo con cui stava trascorrendo il fine settimana dopo una serata in discoteca.

Avrei potuto continuare questo triste elenco ma ho scelto questi casi perché testimoni della spaventosa eterogeneità della violenza di genere: da nord a sud, conoscendo o meno il proprio carnefice, senza limiti di età.

Che siano stupri ad opera/danno di giovani, omicidi tra coniugi o ex coniugi, si tratta di manifestazioni del medesimo mostro, anche se differiscono per intensità e gravità.

Quella minorenne che a Rimini è stata violentata da un gruppo di ragazzi ha avuto la forza di chiamare il 112 per chiedere aiuto.

Pensiamo veramente che il suo cuore non sia morto all’istante? (Uso volontariamente questa espressione un po’ cruda).

E se fosse tua figlia?

Considereresti questi numeri solo come tali?

O sarebbe più facile, nella sua tragicità, dar loro un nome e un volto?

L’empatia aiuta sempre ad assumere una prospettiva maggiormente partecipata: cosa faresti se capitasse a un tuo caro?

Leggeresti questi dati come mere statistiche?

Un “abisso di errori”, come direbbe Lev Tolstoj, è quello in cui “viviamo nei riguardi delle donne e dei rapporti con loro”. Tra questi rientrano anche silenzio e indifferenza.

E, come prosegue l’autore di Guerra e Pace, “Sì, signore, non mi riesce di parlar con calma di queste cose”.
Che la protesta delle donne indiane sia per noi un esempio.

Ti abbraccio.

 

 

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