Imane Khelif é una donna
Trans, pugile algerino, uomo che prende a pugni una poliziotta italiana.
Potrei continuare con l’elenco di falsità di cui è stata protagonista Imane Khelif.
Una donna.
Per giorni stampa e politica hanno alimentato un caso mediatico ritenendo che la celerità dell’incontro tra Khelif e la nostra Angela Carini, ritiratasi dopo 45 secondi, fosse un’ulteriore prova della sua natura maschile.
Pubblico indignato dall’idea che una persona transgender picchiasse una donna.
Una lotta impari.
Come è mia abitudine, mi attengo ai dati.
1.Ai Campionati mondiali di pugilato dilettanti femminile 2018 la pugile si è classificata al 17° posto, a quelli del 2022 è arrivata in finale ma è stata battuta. Non è invincibile.
2.Secondo il CIO l’atleta ha potuto partecipare alle Olimpiadi nella categoria femminile poiché i suoi parametri rispettano i criteri di valutazione adoperati dal comitato.
3.Si tratta probabilmente di un caso particolare di intersessualità, l’iperandrogenismo femminile, nel quale emergono alcuni caratteri sessuali maschili come l’elevata quantità di testosterone. Valori alti, quelli di Imane, ma che comunque sono in linea con il regolamento del CIO.
La mia riflessione
Appurato che Imane Khelif é biologicamente donna, abbiamo assistito a un triste spettacolo messo in scena per fomentare odio e delegittimare la comunità LGBTQIA+ parlando, a sproposito, di transessualità.
Il racconto di autori senza scrupoli che hanno strumentalizzato una vicenda delicata a loro uso e consumo. Gli artefici di queste menzogne, ed è questo il dato preoccupante, sono testate giornalistiche ed esponenti politici che hanno scientemente dato in pasto una donna a una folla aizzata a regola d’arte.
“Quale è il limite?” direbbe Maddalena Corvaglia, ignara di appartenere a quella massa disinformata e manipolata.
Ma l’art 5 bis del testo unico deontologico non stabilisce che i giornalisti debbano adottare un “linguaggio rispettoso del genere”?
Il match tra ideologismo e buona informazione, con falli e fake news, si è chiuso con una vittoria schiacciante per il primo, inutile nascondersi.
E vogliamo parlare della profonda ignoranza di alcuni nostri politici?
Con Salvini si è aperta la stagione delle “salvinate”, termine che é entrato a far parte del linguaggio comune tanto da aver trovato posto nel dizionario Treccani. Mi chiedo quanti neologismi si dovranno ancora creare per identificare le uscite fuori luogo dei suoi illustri colleghi.
Cito solo La Russa: “Boxe: un transgender algerino contro una donna italiana ai Giochi Olimpici, è politicamente scorretto dire che tifo per la donna?”
Una larussata?
Queste persone hanno una responsabilità nei confronti dei cittadini eppure incarnano un tipo di comunicazione aggressiva e violenta che non dovrebbe avere a che fare con la politica. Tanto meno con lo Sport, ispirato ai valori di lealtà, tolleranza e rispetto per l’avversario.
Corvaglia direbbe “quale sarà il limite?”
Anche io, come Corvaglia, mi pongo una questione di limiti anche se in una direzione un tantino diversa.
Fino a che punto può spingersi la libertà di manifestare il proprio pensiero nella quale rientra il diritto di cronaca?
Se è vero che la stampa e gli altri mezzi di informazione non possono essere controllati o censurati, lo stabilisce l’art. 21 della nostra Carta Costituzionale, é del pari innegabile che il diritto di cronaca incontra i limiti della verità, continenza e interesse pubblico alla conoscenza del fatto. Mi soffermo brevemente sui primi due.
Nella vicenda in esame sono state diffuse notizie vere o false? False, Imane non è un uomo e nemmeno un trans ma una donna di cui è stata lesa la reputazione.
E che dire della continenza? Il racconto che abbiamo letto può dirsi oggettivo e professionale? Decisamente no. Nell’intento di condizionare l’opinione pubblica si è costruita una narrazione aggressiva basata su attacchi verbali, espressioni di disprezzo e giudizi di valore verso Imane. Tutto il contrario dell’oggettività.
Un aspetto ben evidenziato da Nicoletta Verna su La Stampa: alcuni media hanno deciso di cucire addosso a Imane Khelif l’abito del mostro, un essere dalle sembianze disumane e dalla forza inaudita verso il quale non si può che provare ribrezzo.
Uno spietato colpo basso che va ben oltre il rispetto della dignità altrui, limite per antonomasia. Perché, é bene ricordarlo, questa manipolazione informativa ha come protagonista una persona, un essere umano. Che sia o meno intersessuale, che abbia o no qualche particolarità, ciò ci legittima a ricoprirla di insulti o falsità?
La realtà é che viviamo in un’epoca estremamente complessa connotata da vuoti normativi e incertezze sul fronte della scienza.
In un simile contesto vacillano i punti fermi e diventa piuttosto complicato garantire il corretto bilanciamento tra equità e inclusione.
Sarebbe opportuno uniformare i regolamenti sportivi? Forse, ma non ho le competenze per esprimermi (ricordo che la pugile era stata esclusa dagli ultimi Mondiali di boxe perché alcuni suoi esami medici non rispettavano i criteri per l’accesso alle categorie femminili dell’International Boxing Association).
Allo stato attuale Imane, avendo rispettato i parametri CIO, é nella ragione e quanti l’hanno diffamata nel torto.
Perché, dunque, non limitarsi a un apprezzabile “non sono nessuno per giudicare” come ci ha insegnato la nostra Angela Carini, la seconda vittima di questa squallida storia all’italiana?
Quanto a Maddalena Corvaglia, ho persino pensato che abbia voluto far parlare di sé. Male, ma ci è riuscita.
A prescindere dalle sue intenzioni, viviamo in un Paese libero in cui ognuno ha il diritto di identificarsi in ciò che vuole, anche in una zucchina o nella caricatura di se stesso.
Tuttavia, e rispondo alla sua domanda, il limite esiste, eccome. Basta leggere il meraviglioso Rodari, (consiglio “Il cielo é di tutti”, lettura che si propone alla scuola primaria) per comprenderlo: si chiama rispetto degli altri.
E tu lo hai decisamente superato.
Parigi: Liberté, Egalité, Fraternité…. Quanta strada ancora.
Ti abbraccio.







