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Figli e pazienza: binomio impossibile?

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Rifiuto del figlio, crisi di coppia, incapacità di controllare gli impulsi: ecco alcune spiegazioni offerte dai libri in relazione alla perdita di pazienza dei genitori con i propri figli.

Non ho le competenze per sollevare obiezioni e nemmeno la pretesa di trattare l’argomento in modo professionale.

Vorrei solo condividere la mia personale esperienza nella duplice veste di insegnante e mamma. Come docente ho partecipato a svariati corsi sulla gestione delle emozioni e sull’autocontrollo; da mamma vengo messa quotidianamente alla prova dalle mie due pazze.

Questa la conclusione alla quale sono pervenuta: la pazienza si può allenare e va a braccetto con calma e lentezza.

Pensaci, l’impaziente vuole tutto e subito.

La pazienza invece ha a che fare con la capacità di saper attendere, pilastro essenziale di qualsiasi processo educativo.

Essere pazienti vuol dire accogliere l’altro e il suo modo di fare, il che non significa legittimare qualsiasi comportamento sbagliato. Si tratta di abbandonare la logica del giudizio e del rimprovero immediato per abbracciare quella della curiosità.

Forse starai pensando: “tra urla e capricci tu mi vieni a consigliare di essere curiosa?”

Ed ecco il “gioco dei perché” che mi ha aiutata in momenti di tensione in casa o a scuola. Non è una mia invenzione, ti riporto un consiglio che mi ha dato anni fa un life coach.

Mi disse: “Dottorressa, lei deve imparare a parlare più spesso da sola; le persone sane lo fanno. Si interroghi di più”.

Così, quando mi accorgo che sto per scoppiare, indosso una sorta di impermeabile che, per qualche minuto, mi protegge dalla negatività del momento.

Mi metto in ascolto di me stessa e non mi chiedo COSA mi stia dando fastidio (abbastanza intuibile quando urlano come pazze e litigano per qualsiasi cosa) ma PERCHÉ genera in me quella rabbia.

Un po’ come contare fino a 10 con l’aggiunta di un esercizio di introspezione.

Time out.

Non mi arrendo, guardo oltre e utilizzo il tempo dell’attesa come l’ape operaia, conscia della fatica ma consapevole del mio obiettivo: educare.

Educare “trarre, condurre”. Per tirare fuori il meglio da chi viene educato non si può certo dare il peggio di sé.

Non sempre ci riesco, mi capita ancora di perdere le staffe e arrivare a sera stanca e insoddisfatta del mio operato.

In altre occasioni, invece, questo esercizio di autoanalisi mi ha aiutata a gestire la “situazione d’emergenza” con il dovuto distacco, evitando di farmi travolgere dagli eventi.

E’ stato utile anche per entrare nell’ottica che il cambiamento non può essere imposto a figli o studenti come un dato di fatto, o meglio sì può, ma durerebbe il tempo di un battito di ciglia.

Bisogna solo fare due cose: concedersi tempo calmo e smetterla di auto rimproverarsi, non serve a nulla ed è solo uno spreco di energia.

Fammi sapere cosa ne pensi e se hai suggerimenti o esperienze da condividere al riguardo.

Qui sotto trovi un link con alcuni consigli pratici che personalmente ho trovato utili.

Ti abbraccio

https://angolopsicologia.com/perdere-la-pazienza-con-i-figli

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