Caro genitore,
si è concluso un altro anno scolastico e sarai alle prese con le aspettate quanto temute pagelle.
Non trovo momento migliore per una riflessione sulla scuola e i voti; ti racconterò il mio sentire da docente senza giudizi di valore. Solo la mia opinione su come penso si dovrebbero vivere le valutazioni all’interno del contesto familiare.
Non ti parlerò di una scuola senza voti perché non la condivido.
Da anni il tema della valutazione é al centro di una battaglia ideologica che vede contrapporsi chi intende abolire l’intero sistema valutativo a quanti preferiscono ripensare il valore dei voti suggerendone un diverso utilizzo. Appartengo a questa seconda corrente che muove da una prospettiva deweyana in antitesi alle teorie di matrice marxista e postmarxista favorevoli alla completa eliminazione dei voti a scuola.
Partirò dalla mia esperienza personale per esplorare l’autentico significato di quei voti che rendono la scuola troppo competitiva, spesso proprio a causa delle distorte interpretazioni del mondo adulto.
Quale é il valore della valutazione?
Partiamo da un dato, cosa vedo a scuola: il dominio incontrastato dell’ansia di misurare.
Docenti alle prese con mille griglie valutative e adempimenti formali a volte a scapito della qualità dell’insegnamento.
Genitori dipendenti dal registro elettronico che li aggiorna in tempo reale su quanto é accaduto in classe.
Studenti che messaggiano immediatamente con mamma e papà se il voto è positivo; in caso contrario di norma ricevono un whatsapp di disapprovazione dal genitore informato dalla spia registro con il solito “dopo facciamo i conti a casa”. (Permettimi un inciso: ha senso lamentarsi dell’eccessivo uso dei telefonini da parte dei giovani quando siamo i primi a bombardarli di richieste telefoniche in orario scolastico?).
Ma torniamo a noi: che fine ha fatto la nostra libertà ingabbiata da tabelle precompilate, vittima di un quadratino rosso, verde o blu su Spaggiari o Axios?
É normale che un dispositivo come il registro elettronico sia diventato il pilastro portante del sistema scolastico?
Sì, se il voto viene inteso come il cuore della relazione educativa.
Ancora sì, se nel voto il genitore legge l’attribuzione di un giudizio sulla persona e non la mera fotografia di capacità e competenze in quello specifico momento del lungo cammino educativo.
Attenzione: il valore dei nostri figli non è scritto in un voto.
Si tratta di uno strumento, non di un obiettivo, che identifica il livello di padronanza momentanea rispetto a una disciplina. Grazie al voto il docente verifica l’efficacia del suo intervento, può predisporre azioni di recupero e ottenere preziose informazioni con uno scopo ben più nobile: favorire la crescita e l’apprendimento individuale.
Questi sono i veri obiettivi di una scuola che non sia solo nozionismo, una comunità educante distante dalla logica della mera misurazione quantitativa, spesso demotivante e mortificante.
E, caro genitore, ti ricordo che spetta anche a te insegnare a tuo figlio il significato formativo della valutazione attraverso due azioni concrete.
Innanzitutto smettendola di elevarsi ad avvocati difensori dei figli con interventi fuori luogo per esigere cambiamenti di voto e ritocchi migliorativi.
Ho discusso con madri che protestavano perché ho bocciato le figlie all’esame di diritto privato. Ora ti chiedo: se sei stato studente universitario avresti davvero voluto che mamma ti accompagnasse a sostenere un esame? Vogliamo veramente dire ai ragazzi “stai tranquillo, ti proteggo io” (tanto ci penserà la vita a bastonarli), o forse è meglio lasciarli liberi di inciampare, difendersi da soli e, perché no, subire anche qualche ingiustizia?
Alle scuole superiori il copione si é ripetuto: questo pseudo diritto di ingerenza di matrice genitoriale serpeggia più che mai tra colloqui che diventano veri e propri ring e crociate in difesa dei poveri figli.
Su un dato siamo d’accordo: poveri figli, non certo per un’insufficienza più o meno meritata ma perché castrati da genitori iperprotettivi convinti che l’autorità genitoriale si eserciti così, contestando l’operato dei docenti. Giovani ai quali viene negato il diritto di sbagliare senza doversi identificare con l’errore. Come se fallire ed essere un fallito fossero sinonimi.
C’è poi una seconda questione: basta riversare sui ragazzi ansie e aspettative eccessive.
Il “quanto hai preso?” dovrebbe lasciare spazio al “cosa hai imparato oggi di bello?” affinché il numero non assuma le sembianze di un’etichetta dura a togliersi.
Ripensare il senso dei voti per far comprendere ai nostri ragazzi che l’apprendimento è un fenomeno meravigliosamente complesso che va ben oltre il risultato.
Quel voto serve solo a identificare punti di forza e debolezza al fine di intervenire in modo più mirato e consapevole. Nulla di più.
Nel cammino di crescita crisi e cadute hanno la stessa funzione dell’humus: fertilizzano il terreno affinché diventi fecondo. Gli errori sono nutrimento per i figli, privarli di questo significa farli vivere a metà. Se vogliamo questo facciamo bene a continuare a preparare loro lo zainetto così, come dice P. Crepet, capiranno di essere degli imbecilli cronici che senza mamma o papà non ce la possono fare.
La teoria delle intelligenze multiple di H.Gardner
E ora facciamo un passettino in avanti e veniamo a H. Gardner, neuropsicologo americano che penso dovrebbe ispirare maggiormente il sistema scolastico italiano.
Dopo aver cercato di restituire ai voti la loro giusta collocazione ti chiedo: hai mai pensato che un 4 in matematica possa nascondere un eccezionale animo artistico o un eccellente atleta?
La scuola, purtroppo, privilegia l’intelligenza linguistica e logico-matematica. Dico “purtroppo” perché con la teoria delle intelligenze multiple Gardner ha dimostrato l’esistenza di altri tipi di intelligenza come quella musicale o corporeo-cinestetica o interpersonale.
Ognuno di noi contiene in sé queste forme di intelligenza ma ad un diverso grado di sviluppo, il che spiega perché alcuni individui si distinguono in un ambito piuttosto che in un altro.
Il rifiuto dell’intelligenza come una sorta di monolite ha profonde ricadute nella relazione con gli alunni: non esiste una didattica adatta a tutti; al contrario gli interventi educativi devono essere pensati e strutturati in ragione delle caratteristiche di ciascuno.
Lasciare spazio a un approccio student centred significa impegnarsi a conoscere gli alunni, valorizzarne le diversità differenziando le metodologie e individualizzando le valutazioni.
Questo è il tratto distintivo della didattica inclusiva di matrice gardneriana e dovrebbe essere l’asse portante della relazione genitore-figlio.
Osserva tuo figlio, avvicinati al suo mondo con umiltà per intuirne le naturali inclinazioni consapevole che quella vita non ti appartiene.
Non accettare mediocrità e disimpegno, incoraggia i miglioramenti ma abbi sempre ben presente che tuo figlio è diverso da te e forse anche da cosa vorresti per lui.
Esercita la comprensione affinché si senta libero di esprimere appieno il suo potenziale, ciò che lo rende unico ed irripetibile, anche con un 4 in matematica.
Concludo con le splendide parole che Massimo Gramellini ha rivolto ai giovani ma che ritengo valide ed attuali anche per noi genitori.
“Qualcuno ti dirà che la scuola serve solo a trovarti un lavoro. Non credergli. La scuola serve se riesce a fornirti gli strumenti per gestire un sentimento, smascherare un ciarlatano e ammirare un tramonto, non solo una vetrina”.
Un tramonto, non solo una vetrina. Lo ricordo alle mie figlie ogni giorno quando le invito a osservare e gioire della bellezza che ci circonda.
Ti abbraccio








2 Commenti. Nuovo commento
Meravigliose parole.. I miei figli non si sono ancora affacciati al mondo delle elementari.. e spero vivamente che nei due anni che mancano, i principi e le persone che dovranno educarli, insieme alla nostra famiglia, si muoveranno nella direzione delle tue splendide idee. Anche per noi, per avere un prezioso supporto nel difficilissimo ruolo di due genitori, che per i propri figli desiderano semplicemente che vivano la loro vita sereni nella consapevolezza di sé.
Che vivano la loro vita sereni nella consapevolezza di sè.
Splendide parole condivise.
La scuola è anche il luogo delle amicizie. E noi ne sappiamo qualcosa.
Ti abbraccio