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La prima cosa che si scrive: il mio cielo

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Ho voluto concludere il 2024 con una nota di speranza – cure gratuite per molte patologie da sempre ignorate dal sistema sanitario nazionale – e iniziare il 2025 all’insegna della stessa melodia – in servizio dal 1 gennaio il Garante per le persone con disabilità.

Discorrere di cose belle con l’auspicio che il nuovo anno ci regali positività era già nelle mie intenzioni, lo avevo anticipato nella storia del lunedì sui social.

Due giorni fa mi sono imbattuta in “Il primo cielo”, meraviglioso articolo di Laura Imai Messina pubblicato su La Stampa del 02/01/2025. Eccone un passaggio.

Da tradizione il 2 di gennaio scrivo il kakizome (lett. «la prima cosa che si scrive»), un foglio in cui seminare come in un giardino i proponimenti, le mete dell’anno, e da attaccare in un luogo in cui lo sguardo si posi spesso. Serve saggezza nel desiderio, come nell’inizio. Obiettivi anche insignificanti oggi possono rivelarsi decisivi sul lungo periodo. Il mio inizio sarà allora all’insegna del «cielo»: alzare gli occhi spesso e guardarlo. Sono certa che ogni dispiacere verrà ridimensionato da quell’allenamento a uscire dalle cose per tornarvi con equilibrio”.

Come per incanto l’immagine di “cosa bella” ha trovato nel cielo la sua perfetta dimensione figurativa.

Immensità, potenza, dinamicità, imprevedibilità, inconfondibile unicità: non sono forse aspetti che accomunano cielo e bellezza?

Ecco che ho deciso di dedicare il mio kakizome, la prima cosa che scrivo nel nuovo anno, a ciò che spero possa essere il mio cielo nel 2025: volgere (ricordi il proposito del 31.12?) nel senso di andare oltre ciò che appare delle persone che mi circondano.

Ora ti spiego il perché.

Riconoscere il potenziale invisibile: la ricerca di Lifeed ed Animenta

Qualche mese fa ho assistito ad un interessante evento digitale organizzato da Lifeed dal nome “Riconoscere il potenziale invisibile: oltre gli stereotipi sulla salute mentale”.

Nel webinar venivano illustrati i risultati di una ricerca svolta in collaborazione con Animenta, Onlus che si occupa di disturbi del comportamento alimentare.

Il progetto intendeva superare gli stereotipi legati ai DCA (disturbi che interessano il 28% delle persone nel nostro Paese) nonché promuovere un diverso approccio alla salute mentale valorizzando il “potenziale invisibile” delle persone. In che modo?Attraverso la piattaforma di auto-scoperta di Lifeed, le partecipanti hanno potuto identificare numerose risorse sviluppate nel corso della loro vita, malattia compresa.
Le esperienze personali, anche quelle dolorose come possono essere i DCA, non sono tempo sprecato ma preziose occasioni di crescita. Esserne consapevoli é la condizione essenziale per superare lo stigma della malattia mentale e la convinzione che essa si traduca in un pregiudizio a livello professionale.
Al contrario, molte delle risorse che adoperiamo nella vita privata sono competenze di cui il mercato del lavoro é alla ricerca al giorno d’oggi: empatia, spirito di collaborazione, autoconsapevolezza, flessibilità, comunicazione e ascolto.
Si tratta di rendere visibile ciò che gli occhi non vedono e dare valore a strumenti utilizzati in ambiti esterni ai luoghi di lavoro.

E così ripenso

A quel professore che al liceo volle punirmi con un mediocre voto in condotta per sottolineare la mia totale mancanza di partecipazione alle sue lezioni.

Non disturbavo, non parlavo con nessuno, semplicemente non intervenivo, prendevo appunti e a volte dormivo stremata dalla stanchezza. Gli effetti della denutrizione. Eppure per quel professore era diventata una questione personale: ai suoi occhi ero solo una studentessa così irrispettosa da volersi addormentare sul banco.
Tutto il resto era invisibile.

Il mio cielo

Il mio cielo è un quadro composito dei diversi spunti di queste ultime due settimane.

Cure gratuite per chi soffre di DCA. Un’esplosione di gioia per chi ha avuto il privilegio di costose cure a pagamento e ha conosciuto tante persone che non hanno potuto fare altrettanto.

Riccarda Zezza che ha messo a disposizione la piattaforma di auto-scoperta di Lifeed per dimostrare come il vissuto personale, malattia compresa, favorisca l’emersione di numerose soft skills altamente spendibili nei contesti lavorativi.

Aurora Caporossi, fondatrice di Animenta eletta tra le dieci donne dell’anno dal settimanale Io Donna. Persona che stimo immensamente perché ha saputo trasformare la malattia mentale in una risorsa per se stessa e per gli altri. Aurora è la dimostrazione vivente di ciò che la ricerca svolta in collaborazione con Lifeed ha inteso dimostrare.

“Scelta” e “volgersi”, i miei auguri per voi rispettivamente a Natale e a Capodanno nonché parole che ho eletto come mio mantra personale per il 2025.

Scegliere di volgersi vuol dire anche cambiare strada per riconoscere il potenziale invisibile di quanti incontriamo lungo il nostro cammino. Significa abbandonare etichette, pregiudizi e superare le apparenze.

Il mio cielo per il 2025 si traduce nell’impegno ad astenermi da giudizi superficiali alla ricerca di ciò che non emerge al primo sguardo. In famiglia, con gli amici ma anche con colleghi e studenti, ciascuno di loro ha il diritto di essere guardato, non solo visto.

“L‘essenziale è invisibile agli occhi”, scriveva A. de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe.

Ed è proprio così. Ogni persona ha dentro sé cieli di infinita bellezza. É dovere di ciascuno di noi, in special modo di quanti ricoprono ruoli educativi o di responsabilità, adoperarsi per coglierne le numerose sfumature e renderle visibili al di là della più cupa coltre di nubi.

Buon anno.

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