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Mamma altamente sensibile: la tua sensibilità può essere un’enorme ricchezza

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HSP (highly sensitive person) o PAS (persona altamente sensibile): chi vive le emozioni in maniera amplificata, nel bene e nel male.

Secondo la dottoressa E. Aron, psicologa e ricercatrice statunitense che si occupa della tematica da più di trent’anni, circa il 20% della popolazione mondiale appartiene a questa categoria. Non è una patologia ma un tratto della personalità di alcuni individui caratterizzati da specifici connotati.

Le pas sono soggetti empatici capaci di assorbire le emozioni altrui con estrema facilità. Processano le informazioni a un maggior livello di profondità e mostrano particolare attenzione verso dettagli e sottigliezze. Trovano difficile gestire cambiamenti o situazioni di conflittualità e presentano una forte reattività emotiva agli avvenimenti, pur se apparentemente poco significativi. Amano trascorrere molte ore in solitudine e vivono le critiche come un mettere in discussione il loro intrinseco valore.

Sono una di loro anche se, per anni, me ne sono vergognata ritenendolo sinonimo di debolezza. Fin da bambina l’eccesso di stimoli mi mandava in crisi: luci, rumori, persone…. ho sempre faticato più del dovuto a trovare una mia zona di comfort.  Notavo particolari che a molti sfuggivano, ponderavo i pro e contro di qualsiasi situazione con una dovizia quasi maniacale spremendo il mio cervello più del necessario. Tutto ciò che era bello generava in me uno stato di commozione e immenso stupore, fosse una canzone, un paesaggio e spesso mi sentivo inadeguata nel constatare che per gli altri quella bellezza fosse normale, quasi scontata.

Crescendo ho affinato la mia tendenza al perfezionismo e sono diventata abilissima nel non concedermi il diritto di sbagliare e chiedere aiuto. Vi lascio immaginare il vortice di sofferenza in cui sono entrata quando in università, dopo 16 anni e nemmeno con tanto tatto, mi è stato comunicato di cercarmi un altro lavoro.

Il risultato? Esiti sfiancanti in termini di energie mentali e fisiche, tempi di recupero dilatati per riprendermi dal costante lavorio a cui sottopongo me stessa. Questo perché vivo troppo intensamente qualsiasi esperienza e, per molti anni, me ne sono data la colpa.

Diventare mamma ha reso tutto più complesso perché i figli, si sa, non concedono né pause né soste. Pensa solo alla sovrastimolazione che connota la vita con i bambini e ai livelli di empatia portati alle stelle: questi aspetti, per una mamma altamente sensibile, si traducono in un senso di sopraffazione che la induce e dedicare tutta se stessa ai figli, ignorando totalmente il proprio benessere. La dottoressa Aron ha chiaramente evidenziato come la genitorialità per i pas sia molto più logorante rispetto alle persone che non mostrano questo tipo di “attitudine all’amplificazione”.

Partendo dal presupposto che chi è pas rimarrà tale (non per testardaggine, ma sarebbe come voler cambiare il colore dei propri occhi), cosa si può fare per vivere meglio? Il confronto con altre persone nella mia stessa condizione mi ha fatto capire che posso solo cercare di preservarmi. Non sprecando le mie risorse tanto preziose quanto facilmente aggredibili dal mondo esterno.

Essere più gentile con se stessi: questo è il difficile compito a cui sono chiamati mamma o papà pas per vivere la genitorialità nella sua autentica dimensione positiva e arricchente.

Esistono molteplici strategie al riguardo ma le vedremo in futuro quando affronteremo la questione dei bambini altamente sensibili (la mia secondogenita lo é).

Se ti sei rivista nel mio vissuto o pensi di essere una pas, ti consiglio di dare un occhio al sito https://www.paspeople.com  dove trovi il questionario elaborato dalla dott.ssa Aron per capire se rientri in tale categoria. Non si tratta di uno strumento dal valore diagnostico ma di un test meramente orientativo che ti può aiutare a conoscerti meglio. Sul tema la letteratura é infinita; alcuni libri, in particolare, sono stati per me proficue occasioni di riflessione. Scrivimi se sei interessata ad avere la bibliografia sulle pas. Dei fiumi di pagine che ho letto, il messaggio che più ha lasciato un segno nel mio cuore é questo: tratta la tua sensibilità con rispetto e delicatezza.

Che dipenda dai neuroni specchio (neuroni che, secondo alcuni, sono alla base dell’intelligenza emotiva) o meno, che sia un’inclinazione naturale o un fattore influenzato anche dall’educazione ricevuta non è rilevante. Ciò che conta é la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento estremamente potente che, gestito in modo corretto, darà i suoi frutti proprio nel rapporto con i tuoi figli: ne beneficeranno in termini di sicurezza emotiva e attaccamento sicuro. Ma di questo parleremo più avanti chiacchierando con un esperto.

Essere altamente sensibili non ti rende né migliore né peggiore: sta a te decidere se utilizzare la tua sensibilità come un’arma autodistruttiva o come un valore aggiunto che arricchisce te e le persone che ti circondano.

Ti abbraccio.

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Francesca Garatti
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