Proprio sugli asili nido vorrei focalizzare la mia attenzione oggi, evidenziando le due principali problematiche che emergono a tal riguardo. Partiamo come al solito dai dati. Il Pnrr ha stanziato 3 miliardi per potenziare asili nido e scuole per l’infanzia prevedendo la creazione di 250mila nuovi posti nei nidi. Tuttavia, ad oggi ne sono stati realizzati 100mila in meno. Ne consegue che meno di un bambino su tre riesce a frequentare un nido pubblico.
La prima criticità, dunque, concerne la mancanza di un numero sufficiente di strutture per poter rispondere alle esigenze delle famiglie.
Vi è poi un secondo nodo cruciale relativo ai costi di questi servizi: si va dai 500 euro mensili per quelli pubblici fino a una media di 640 euro mensili per i privati, con differenze notevoli in alcune città come Milano in cui le rette toccano gli 800 euro al mese. (A tal proposito ti invito a leggere l’interessante inchiesta di Altro Consumo sui costi dei nidi nel nostro Paese).
Vero è che il Governo ha previsto l’erogazione del bonus mamma e del bonus asilo nido e che, notizia di pochi giorni fa, l’INPS ha dichiarato di aver sbloccato i pagamenti del bonus nido. Ma si tratta di misure ancora deboli e scarsamente inclusive. Il bonus mamma, infatti, é rivolto solo a chi abbia un contratto a tempo indeterminato escludendo in tal modo un’importante fetta della popolazione materna: lavoratrici autonome o con un contratto a tempo determinato, disoccupate, madri con un solo figlio. (Tralascio la questione che la diminuzione della trattenuta previdenziale dovuta all’erogazione del bonus può causare un aumento dell’imponibile e dell’Irpef da pagare. Inoltre può incidere sull’Isee, indicatore adoperato per il calcolo dell’importo di numerose agevolazioni, tra le quali l’assegno unico, che diminuisce. Geniale).
Quanto al bonus nido, essendo legato all’Isee, si concretizza in uno strumento di supporto parziale. Basti pensare che per una famiglia con un Isee di 30.000 euro, in media un quinto dello stipendio viene destinato al nido. Il rimborso delle rette del nido, che in questo caso è pari a 2500 euro annuì da spalmare su 11 mensilità, é senza dubbio un aiuto ma non è ancora sufficiente.
Il gender gap dunque aumenta pesantemente in presenza dei figli e le madri si trovano di fronte al bivio “lavoro o maternità” costrette a scegliere malgrado il loro volere.
L’UE, nel frattempo, si è posta l’obiettivo di garantire la frequenza degli asili nido al 45% dei bambini entro il 2030. Risultato per il momento irraggiungibile nel nostro Paese che copre solo il 28% del fabbisogno nazionale, rispetto alla media europea del 37,9% .
Occorre insomma implementare le politiche di welfare nazionali nell’ottica di un ripensamento strutturale dei servizi di assistenza all’infanzia, ad oggi troppo costosi e poco capillari.
In un momento storico in cui il tasso di natalità è ai minimi storici, si dovrebbe cercare almeno di sostenere e supportare quelle poche famiglie che i figli li hanno ma che, troppo spesso, sono abbandonate a loro stesse.
Quasi sempre a scapito delle povere madri.
“Decidere di avere un figlio è una scelta radicale. È accettare di avere per sempre il proprio cuore che cammina per il mondo fuori dal nostro corpo”. (E. Stone)
Dovrebbe essere questo, “solo” questo. Con sacrifici, rinunce, ma senza annullarsi.
Ti abbraccio.








2 Commenti. Nuovo commento
Buongiorno, ho avuto il secondo figlio il 15/10/2023,al nido vicino a casa(5 minuti neanche) non me lo prendono perché è un lattante ,mi hanno suggerito di iscriverlo ad un nido più lontano o di aspettare a marzo 2025 per iscriverlo vicino a casa ,
Buongiorno Luisa, grazie per la tua testimonianza. Sono cose da raccontare. Ed è sempre complicato ciò che non dovrebbe essere tale.
Un abbraccio