Qualche giorno fa, il generale Luciano Garofano é stato ospite del Rotary club Valtenesi di Brescia in un incontro dal titolo “La prova scientifica a supporto dell’azione di contrasto alla violenza sulle donne”.
Il Liceo Marco Polo, sensibile alla tematica, ha omaggiato tutti i docenti di due biglietti e così mio marito ed io abbiamo potuto partecipare a questa bella serata con tanti altri miei colleghi e colleghe.
Luciano Garofano
Noto al grande pubblico per aver rivoluzionato il Ris di Parma a partire dalla metà degli anni ‘90, Garofano é un biologo abituato al rigore del metodo scientifico.
Dalle sue parole é emerso chiaramente come precisione e accuratezza, unitamente alla collaborazione tra diverse figure professionali, siano da sempre i tratti caratterizzanti del suo modo di lavorare.
Parlando di omicidi, ha evidenziato la loro notevole riduzione negli ultimi vent’anni, constatando peró che tale diminuzione non coinvolge i casi di femminicidio.
Qui i dati, ahimè, non cambiano: un centinaio di vittime ogni anno. Invitato dalla moderatrice a pronunciarsi sulle possibili ragioni del persistente dilagare del fenomeno, il generale ha dismesso per un attimo i panni dell’uomo di scienza regalando ai presenti in sala una fredda e lucida analisi sociologica.
Non ho potuto prendere appunti pertanto non leggerai le sue esatte parole ma ho voluto scrivere questo blog perché ritengo che la ricostruzione di Garofano debba indurre ciascuno di noi a riflettere sulle nostre responsabilità.
Un autentico pugno nello stomaco la cui utilità é strettamente connessa alla volontà di invertire la rotta. Traduzione: incassare il colpo e lavorarci su.
Le responsabilità degli adulti
Il relatore si è concentrato su scuola e famiglia e sulla loro perdita di terreno nei confronti dei più giovani. Vuoi per ragioni oggettive, vuoi per una buona dose di egoismo, molti adulti hanno abdicato al loro ruolo di educatori e si sono sottratti al confronto con i propri figli (o studenti).
Senza parole non c’è dialogo. “E se non costruite un dialogo con i vostri figli, lo cercheranno altrove. Quando inizieranno a interloquire solo con questo”(mostra al pubblico uno smartphone), “vorrà dire che li avrete persi”.
Qui mi permetto il virgolettato perché si è espresso proprio così, con parole taglienti come una lama affilata.
Quando si parla di dna, é già troppo tardi
Meravigliosi i progressi compiuti dalla ricerca nel potenziare gli strumenti a favore di chi indaga per identificare il colpevole di un reato.
Ma quando si parla di dna, la tragedia è già stata consumata.
Da qui l’urgenza di interventi preventivi, ai quali Garofano si è dedicato negli ultimi anni, in particolare da quando ha sperimentato le preoccupazioni di un padre nei confronti della propria figlia.
Gelosia e possesso, attitudine a non impegnarsi, incapacità a gestire la sfera emotiva, mancanza di punti di riferimento e assenza di parole: sono questi gli aspetti sui quali si deve lavorare per prevenire i casi di violenza sulle donne.
Un invito che dovrebbe indurci a una riflessione ancor più profonda poiché non proviene da un pedagogista o da uno psicoterapeuta ma da un generale con una formazione scientifica, abituato per definizione ad attenersi ai fatti.
Trait d’Union band
La serata si è conclusa con l’esibizione di Trait d’Union band che ha portato in scena alcune parti di “Raccontami una donna”, spettacolo nato per sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne.
Un viaggio tra canzoni e testi recitati alla scoperta di cosa prova una donna che subisce violenza.
La band collabora attivamente con i Centri Antiviolenza del Comune di Brescia.
Trovi tutte le info qui.
Ti abbraccio.







