Lavoro e Diritti

Tempo delle Donne. Parola chiave: parità

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Si è conclusa da pochi giorni la manifestazione “Tempo delle donne”, quattro giornate milanesi dedicate quest’anno al lavoro come strumento di libertà e inclusione.

Copiose le proposte dei partecipanti ai dibattiti, altrettanto numerosi i pregiudizi e i paradigmi ancora da scardinare.

Vorrei concentrarmi oggi sull’intervista rilasciata da Mario Draghi al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana nell’incontro dal titolo “Il lavoro delle donne per un Paese più libero e competitivo”.

Le sue parole, a mio parere, ben rappresentano il filo conduttore dei diversi eventi: pari diritti e retribuzione, pari opportunità professionali.
L’ex presidente del Consiglio ed ex governatore della Bce é reduce dalla recente pubblicazione di un report sulla competitività della Ue commissionatogli da Ursula von der Leyen. Un documento trasversale che tocca i temi dell’innovazione, clima ed energia, inclusione sociale, riduzione delle vulnerabilità e strategie finanziarie nel tentativo di rendere l’Europa più competitiva nel panorama internazionale.

“L’unico modo per diventare più produttivi è che l’Europa cambi radicalmente”, ha dichiarato Draghi con la sua consueta capacità di sintesi (come avrebbe espresso lo stesso concetto un politico?).

Un processo di trasformazione in cui il ruolo della donna sarà essenziale e il lavoro femminile decisivo per il futuro dell’Ue.

Pari diritti e retribuzione: il lavoro è un diritto costituzionale

Parole precise che colgono nel segno, è lo stile che da sempre contraddistingue gli interventi di Draghi.

“Chi paga meno le donne per il loro lavoro sa che va contro la Costituzione italiana? Bisogna insistere, ma parità di condizioni non si fa per decreto ma bisogna costruire ambiente”.

Costruire ambiente perché quello attuale lascia parecchio a desiderare.

Poco più del 50% delle donne lavorano, una percentuale molto bassa se si considera il livello di istruzione femminile (le donne superano gli uomini sia per titoli che valutazioni).

Studiare non conta se sei donna? No, il conseguimento della laurea riduce sensibilmente il divario di genere nel mondo lavorativo. Ma non può dirsi altrettanto per le retribuzioni. Stando al rapporto Ocse “Education at a Glance 2024”, le giovani laureate guadagnano in media il 58% del salario dei loro coetanei maschi e questo a prescindere da meriti e successi scolastici.

É anticostituzionale, scolpiamocelo nelle teste; viola numerosi principi della nostra legge fondamentale.

Ciò nonostante l’Italia é il Paese Ocse con il gender pay gap più ampio.

Pari opportunità: difendere le quote di genere e costruire più asili nido

Un altro dato: su 100 dirigenti le donne sono soltanto 21.

Draghi ha avuto parole anche per la questione delle quote di genere difendendo la legge Golfo Mosca.

Nei mesi scorsi tale legge è stata al centro di un annoso dibattito quando si è trattato di nominare il nuovo cda di Cassa Depositi e Prestiti (ho trattato l’argomento qui)

https://www.personamamma.it/imperativo-proteggere-la-diversita-il-caso-cassa-depositi-e-prestiti/

Ma il tema della rappresentanza di genere si sta riproponendo proprio in questi giorni anche a livello europeo. Cito il caso della Commissione Europea. Nonostante von der Leyen avesse invitato  gli Stati membri ad indicare un nome maschile e uno femminile per le nomine dei commissari, la sua richiesta è stata disattesa da molti Paesi.

“In tutta la mia vita politica ho combattuto perché le donne avessero accesso alle posizioni decisionali”, ha dichiarato la Presidente. E così, facendo pressioni sui vari Governi, le quote femminili hanno raggiunto il 40%, un peggioramento rispetto alla Commissione precedente formata da 13 donne e 14 uomini.

Tornando al discorso di Draghi, ho trovato interessante il passaggio dedicato alla possibilità per le donne di occupare posizioni di responsabilità nel mondo del lavoro e la questione degli asili nido.

“Meglio vederli vuoti che non vederli”, ha sentenziato l’ex Presidente del Consiglio. Servono per consentire alle donne di investire sulla loro formazione ed essere lavoratrici qualificate.

Il tema tocca inevitabilmente il tasto dolente della natalità in Italia. Dopo il minimo storico delle 379mila nascite nel 2023, per l’anno in corso é atteso un ulteriore calo (374mila nascite).

Un allarmante trend negativo figlio di un welfare statale insufficiente. Gli asili nido sono pochi e costano troppo, la disciplina dei congedi parentali sarebbe da rivedere, i giovani sono condannati al precariato. Ci dobbiamo meravigliare di indici di denatalità così elevati?

Dieci anni e……?

Sono passati dieci anni dalla prima edizione della manifestazione.

Dieci anni fa veniva anche pubblicato il saggio “MAAM La maternità è un master che rende più forti uomini e donne” (te ne ho parlato qui) https://www.personamamma.it/lavoro-e-maternita-realta-inconciliabili-leggi-qui/

di cui Riccarda Zezza é coautrice.

L’imprenditrice, sensibile alla tematica del divario di genere, sul suo profilo Linkedin e sulle pagine di Donna Moderna effettua un bilancio di questo decennio.

Le conclusioni sono decisamente scoraggianti. Poco è cambiato, misero é lo spazio conquistato dalle donne.

Nell’ambito famigliare l’accudimento di figli, anziani, persone con disabilità e la cura della casa sono appannaggio prevalentemente delle donne con evidenti ripercussioni nella sfera professionale. Anche in questo ambito persistono pregiudizi e ingiustizie che limitano le potenzialità espressive della componente femminile.

Risultato? Un’evidente distanza tra quanto  proclamato dalla nostra Costituzione e la realtà dei fatti.

Uguaglianza e lavoro non sono diritti agiti ma principi teorici privi di riscontro pratico.

Ben vengano i decreti colmi di belle parole; tuttavia, come ha sottolineato Draghi, indipendenza, dignità, equità, giustizia e inclusione necessitano la costruzione di un ambiente diverso.

Solo così l’Europa potrà affrontare le sfide con Stati Uniti e Cina.

Perché, come diceva Benjamin Franklin…

“Ben fatto é meglio che ben detto”.

Ti abbraccio

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