L’immagine
Una sfera, vuota, ma centrale.
A farle da contorno dieci ragazze bellissime, uguali.
Maschio alfa, famoso e ricco, immortalato allo stadio nell’atto di celebrare la sua superiorità esibendo corpi privi di identità.
Un po’ come fanno le mie figlie quando mostrano le loro barbie alle amiche.
Uomo, protagonista indiscusso della scena. Donne relegate ai margini. Che trovata innovativa!
Di lui si può sapere tutto, di loro non ci è dato conoscere nemmeno il nome. Ma non conta, l’importante è poterle contare …1, 2, 3 ……10!
Chissà se quelle ragazze sanno che Mattel è impegnata da anni nella campagna “Close the dream gap” a supporto della parità di genere.
Siamo a San Siro. Quella sfera é Sfera e Basta.
Basta, appunto. Gli ho già dedicato troppo spazio.
I ruoli
Un’immagine pericolosamente potente, capace di enfatizzare le differenze tra uomo e donna eliminando al tempo stesso qualsiasi specificità femminile.
Per ognuno … una comoda etichetta, appiccicosa e resistente come solo i pregiudizi sanno esserlo.
A ciascuno ….. il suo posto.
E così, a forza di farci “incasellare” finiamo per identificarci con quel ruolo. Lettori passivi di una pagina scritta da altri. Eccola, la trappola degli stereotipi.
Succede anche a scuola, luogo in cui vengono dispensate quotidianamente definizioni semplicistiche di studenti e professori.
La bella, la secchiona, il maledetto.
Il prof, troppo severo o troppo buono.
Quella che si veste male, quello che sembra una femminuccia, quella acida, quello sfigato. E così via.
E se quest’anno provassimo a decidere noi che tipo di classe vogliamo essere?
Senza caselle, ruoli, etichette.
Che poi, tutta questa smania di commentare… è proprio necessaria?
E se ci limitassimo a essere noi stessi, ognuno nel suo splendido modo?
Diversi, unici, speciali.
E se imparassimo a rispettare anche chi non ci somiglia?
Vi immaginate che libertà, che leggerezza?
Scriveva Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.
Vi/ci auguro un anno scolastico senza macigni sui cuori.
Un anno all’insegna della leggerezza.
Vi abbraccio.







