Lavoro e Diritti

Sempre più giovani lasciano l’Italia alla ricerca di un futuro migliore

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L’ageismo e i pregiudizi legati all’età

Siamo negli anni ‘60. Il gerontologo Robert Butler conia il termine ageism per riferirsi alle forme di discriminazione praticate nei confronti degli anziani.

Nel tempo l’espressione ha assunto un significato più ampio indicando genericamente qualsiasi tipologia di pregiudizio basato sull’età.

É innegabile, tuttavia, che l’attenzione sia sempre stata focalizzata maggiormente sulle persone anziane con l’effetto di trascurare la realtà giovanile, pesantemente danneggiata dall’ageismo.

Ciascuno di noi tende a categorizzare in base all’età, un marchio indelebile della persona. Pensa solo alla moltitudine di vocaboli sorti per indicare l’appartenenza a una determinata generazione e per descriverne, in maniera a volte approssimativa e semplicistica, alcuni tratti caratterizzanti: Boomers, Gen X, Millenials, solo per citarne alcuni.

L’età è un criterio di giudizio che pervade ogni aspetto delle relazioni interpersonali fornendo una prima sommaria indicazione del proprio interlocutore. Ma non si tratta di una fotografia nitida che richiede tempi di sviluppo precisi; spesso é una polaroid, un’istantanea poco fedele al ritratto di quel soggetto. Nella maggior parte dei casi lo scatto serve solo a perpetrare le stereotipizzazioni basate sull’età e, a catena, gli effetti negativi che ne derivano in termini di esclusione sociale o lavorativa.

Gli stereotipi sui giovani

Quali sono le credenze e i falsi miti che riguardano i giovani? Rispondo a questa domanda avvalendomi dei cartelli che lo scorso 28 marzo sono stati affissi nel centro di Cuneo da persone ignote. Manifesti colorati 70×100 che riportavano le espressioni tipicamente adoperate in merito ai giovani: “pecore, pigri, viziati, depressi”. A seguire la risposta dei diretti interessati: “se continuate a dirlo cominceremo a crederci”.

Una narrazione, quella degli adulti, severa e moralista che riassumerei nel vocabolo “manchevolezza”. Le nuove generazioni sono considerate manchevoli di entusiasmo, voglia di fare, spirito di sacrificio e sogni. Di questa concezione che fa del difetto il tratto distintivo dei più giovani condivido un solo aspetto: la mancanza di esperienza legata ad un fattore oggettivo, l’età anagrafica. Un “vuoto” colmabile solo offrendo adeguate opportunità di crescita e arricchimento.

Il mio sguardo privo di preconcetti è abituato a scattare fotografie tutt’altro che istantanee. Mi è capitato non di rado che gli studenti più ostici e diffidenti mi abbiano messa alla prova in tutti i modi prima di mostrarmi la loro splendida natura. Mi ci è voluto tempo, tanto tempo, per far comprendere a quelle persone che nelle mie ore di lezione maschere e marchi non erano graditi. Sono serviti tanti dialoghi extra curricolari per conoscere veramente chi mi stava di fronte: una generazione sfiduciata che ha avuto la sfortuna di crescere in un periodo di congiuntura economica decisamente avversa. Individui abituati a fare i conti con livelli di disoccupazione imbarazzanti e con retribuzioni da fame. Sogni infranti ancor prima di potersi cimentare nella loro realizzazione. Purtroppo non si tratta solo del mio personale sentire come docente ma di ciò che ci raccontano i dati.

Qualche numero

Sono passati quasi 20 anni da quando l’allora Ministro dell’Economia Padoa Schioppa disse: “mandiamo i bamboccioni fuori di casa”. Correva l’anno 2007, avevo 26 anni e non ero una bambocciona perché vivevo già da sola. Per la mia laurea? Il mio lavoro? No, semplicemente per mamma e papà, l’essere nata in una famiglia che mi ha supportata economicamente. Un dato casuale.

Nel tempo ho collezionato qualche merito  ma sono sempre stati piuttosto ininfluenti agli occhi dei miei superiori.

Siamo nel 2024 e le cose non sono certo migliorate. Il 43% degli under 35 guadagna meno di 1000 euro netti al mese (inchiesta del Consiglio nazionale dei giovani confermata dal rapporto Istat 2024). Contesti imprenditoriali che non valorizzano i talenti giovanili, fondi del Pnrr spesi senza fornire adeguate competenze alle nuove generazioni, ragazzi poco formati. Un circolo vizioso che alimenta il fenomeno delle basse retribuzioni scaricando proprio sui giovani il costo del lavoro.

E così loro, i “manchevoli” scelgono di andarsene dall’Italia, come ha recentemente sottolineato il presidente della Banca d’Italia Fabio Panetta (tra il 2008 e il 2022 525mila giovani italiani hanno abbandonato il Paese d’origine alla ricerca di un futuro migliore). In poco più di un ventennio l’Italia è diventata il fanalino di coda in Europa per incidenza dei giovani under 35, con un aumento degli espatri del 281% nel decennio dal 2011 al 2021.

Gli altri, quelli che restano, devono fare i conti con il caro vita e gli insostenibili prezzi del mercato immobiliare. La Fondazione G. Feltrinelli, con Fondazione Cariplo e il Politecnico di Torino, ha svolto un’indagine su un campione di 500 giovani tra i 25 e i 40 anni (“Collaborare e abitare. Il diritto alla casa nelle metropoli per le nuove generazioni“). É emerso che, a causa della precarietà economica e professionale il 41% degli esaminati mostra interesse per il cosiddetto “abitare collaborativo”; e così, quella che ai miei tempi era la classica esperienza della coabitazione negli anni dell’università, diventa ora un’esigenza e un punto di arrivo per gli Under 40.

“Oltre le generazioni: esperienze, relazioni, lavoro”: la ricerca di Valore D

Valore D, in collaborazione con il centro di ricerca Behave Lab dell’Università degli Studi di Milano, ha condotto una ricerca sulla realtà lavorativa delle quattro generazioni attualmente presenti nel mercato del lavoro, Baby Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z. Obiettivo del progetto è descrivere le difficoltà vissute nel mondo del lavoro e sensibilizzare sulla necessità di favorire gli scambi tra generazioni, valorizzando i talenti a prescindere dall’età. In questo modo si intende contrastare qualsiasi forma di discriminazione nell’ottica dell’equità sociale e delle pari opportunità.

Fin quando il 75% dei giovani continuerà a ritenere che gli adulti non comprendono le loro fragilità e paure, avremo sempre una assurda quanto inutile contrapposizione per fasce d’età e il conflitto generazionale non farà altro che inasprirsi. Rafforzare la comprensione dei bisogni di chi consideri  “diverso” da te perché nato in un’altra epoca: un esercizio di empatia fattibile purché si smetta di pensare che “noi” siamo sempre migliori di “loro”.

Ti abbraccio

P.s. Curiosità dal mondo del diritto: il Decreto coesione

Il decreto Coesione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 7 maggio 2024, è un decreto legge che introduce una serie di misure per incentivare le assunzioni in Italia, con particolare attenzione per le donne, i giovani e le Zone Economiche Speciali (alcune aree del Mezzogiorno).

Come ogni decreto legge deve essere convertito in legge pena la sua decadenza; al riguardo il Senato si è pronunciato in senso favorevole ed ora sarà la Camera dei deputati a doversi esprimere.

Queste le principali novità del pacchetto lavoro e dei bonus contributivi, sgravi spettanti ai datori di lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a partire da settembre 2024 e fino a dicembre 2025.

Per assumere i giovani under 35, che non abbiano mai avuto contratti a tempo indeterminato, é previsto uno sgravio contributivo totale fino a 500 euro mensili per due anni, estendibile a 650 euro in alcune regioni meridionali. Potrà essere utilizzato anche per assunzioni successive se il primo datore di lavoro non ne fruisce interamente per interruzione del rapporto.

Previsto anche il bonus donne per le lavoratrici svantaggiate, con l’esonero dal 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per un massimo di due anni e fino a 650 euro al mese.

Un simile esonero per  tutte le assunzioni senza limiti di età (esclusi dirigenti e lavoratori domestici) nelle ZES ovvero Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna per un massimo di 30 mesi.

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