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Parole e benessere psicologico femminile

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Qualche giorno fa in classe abbiamo assistito a una conferenza online dal titolo “Il peso delle parole”, un incontro organizzato dalla fondazione Corriere della sera per sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza di riconoscere e contrastare linguaggio d’odio e stereotipi linguistici.

Tra i numerosi spunti interessanti, l’intervento del Prof. Antonelli, Ordinario di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Pavia, ha suscitato in me il desiderio di mettermi in pausa. Fermarmi e pensare.

Parlare in modo rispettoso e consapevole, ha sottolineato il linguista, non ha nulla a che fare con il “politically correct”: non è né una questione politica, né mera correttezza. É un fatto di sensibilità collettiva, un “linguaggio civilmente responsabile e umanamente rispettoso” al quale tutti dovremmo attenerci.

Il professore ha citato una ricerca che Vox, osservatorio sui diritti, ha compiuto nel 2022 analizzando X, il vecchio Twitter. Sì è voluto verificare quanto fosse utilizzato il linguaggio d’odio in rapporto a determinati gruppi: prime in classifica le donne, a loro é stata indirizzata la violenza verbale nel 43,21% dei casi.
Da questi dati è nata la mia riflessione sulla centralità del linguaggio in rapporto a due questioni: il divario di genere (ieri si è celebrata la Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze) e il benessere psicologico (oggi é la Giornata mondiale della salute mentale).

Destinatari i miei studenti, alcuni dei quali non mi pare abbiano colto l’importanza delle questioni trattate. Ne condivido qui solo una parte.

La salute mentale delle ragazze dipende anche dalle parole

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, l’Istituto Superiore della Sanità denuncia un malessere psicologico diffuso che colpisce, nelle forme più svariate, il 52% delle adolescenti italiane e il 31% dei loro coetanei.

Difficoltà di accettazione, timore del giudizio altrui, desiderio di conformarsi a modelli di perfezionismo irrealizzabili: le parole e le opinioni degli altri pesano per le adolescenti ben più della considerazione che hanno di loro stesse.

É sempre stato così? Forse. Tuttavia, le orde di giovanissime che si rivolgono ai chirurghi estetici per soddisfare la “Instagram face” (zigomi alti, naso sottile e labbra carnose) sono un fenomeno recente ed estremamente preoccupante che non garantisce il raggiungimento di un equilibrio psicofisico accettabile. Non é nello specchio, infatti, che si cerca un riflesso di sé soddisfacente, sono i social, un’enorme superficie virtuale che diffonde immagini stereotipate e standard irraggiungibili.

Dunque, starai bene con te stessa fino a quando andrà di moda quel determinato canone estetico; poi sarà tutto da smantellare e riprenderà la tua rincorsa verso il consenso.

Ma i social sono anche moltiplicatori di parole d’odio e commenti sgradevoli che alimentano ansia da prestazione e senso di inadeguatezza.

Come decidiamo di esprimerci, dunque, ha molto a che fare con il benessere psicologico di chi ci circonda. Nessuno può esimersi dalla responsabilità di una scelta ponderata. Ecco perché non è una questione di politically correct, é molto di più.

Ai giovani

Le vostre scelte linguistiche non sono solo forma, sono forma che si fa contenuto della vostra esistenza e che può segnare, nel bene o nel male, quella degli altri.

Anche quando non c’è violenza o odio nei vostri discorsi, ma solo superficialità e trascuratezza, come vi esprimete indica un atteggiamento di apertura o chiusura verso tutto ciò che si distanzia dal vostro modo di essere e pensare.

Diversità, dunque, nella sua più ampia accezione, non mi riferisco a razza, orientamento sessuale e religioso; chi siede accanto a voi nei banchi di scuola è altro da voi, é diverso. E osservo tristemente una diffusa difficoltà a rispettarlo.

Abbiate cura delle vostre modalità espressive, siate gentili. Se è vero che la maleducazione innesca un effetto valanga, ovvero più la si percepisce più è probabile che anche noi svilupperemo atteggiamenti ostili (non lo dico io ma uno studio del Warrington College of Business Administration), può dirsi altrettanto per l’educazione e la gentilezza.

E ritengo che anche questo sia il compito di noi docenti, trasmettervi lo straordinario potere del garbo e del rispetto.

Perché purtroppo ha ragione la senatrice a vita Liliana Segre, tra i relatori ospiti della conferenza, quando dichiara che “il mondo va avanti spesso in direzioni sbagliate e discutibili”.

Ma, se è vero che le parole sono come pietre e pesano come mattoni, é del pari innegabile che sta a voi decidere come usarle: scagliarle contro qualcuno per ferirlo (come fanno i deboli) oppure, ed è l’opzione dei veri forti, costruire un habitat nuovo.

Vi abbraccio.

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