Il contesto attuale
Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Italia: gli unici Paesi europei in cui l’educazione sessuale e affettiva non è obbligatoria nelle scuole (in Svezia lo è dal 1955).
La scorsa primavera il Governo ha presentato un disegno di legge che prevede la necessità di ottenere il consenso dei genitori per organizzare corsi sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell’infanzia e primaria. Inoltre, qualora l’educazione sessuale divenisse materia obbligatoria, la tematica verrebbe affrontata solo dal punto di vista biologico.
L’indagine
“La scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni” é uno studio condotto da Nomisma Ricerca e consulenza per il business nel febbraio 2025.
Il 70% degli italiani auspica che l’educazione all’affettività diventi materia scolastica obbligatoria.
1 genitore su 2 crede si debba partire già alle elementari.
9 persone su 10 ritengono che sarebbe utile per prevenire il dilagare di odio e violenza.
L’evoluzione della violenza negli anni
Non addentriamoci nelle esatte percentuali (per un’analisi dettagliata dei dati, ti invito a leggere l’ultimo report dell’Istat disponibile qui).
Limitiamoci a confrontare le violenze verificatesi nel quinquennio 2020-2025 con quelle considerate nella precedente indagine Istat del 2006.
Calano gli episodi di violenza fisica e sessuale da parte dei partner attuali o ex partner ma rimangono alti i numeri della violenza nelle sue più drammatiche manifestazioni (stupri e tentati stupri) così come i casi di violenza fisiche da parte dei non partner. Aumenta la gravità delle violenze subite.
In sintesi, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (6 milioni 788 mila) ha subìto una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
Questo trend racconta un’emergenza educativa che la scuola non può certo ignorare ma che non può nemmeno affrontare somministrando sterili nozioni sulla riproduzione della specie e sull’anatomia del corpo umano.
Serve una scuola che …
alleni alla parità,
promuova il rispetto dell’altro e la consapevolezza di sé,
educhi al valore del consenso,
insegni ad accettare una sconfitta.
La prevenzione di qualsiasi forma di violenza richiede il coinvolgimento di psicologi, sociologi, educatori ed esperti di diritti umani, non solo di professionisti sanitari.
Il Tavolo “Prevenire e Promuovere”
A partire dal prossimo anno scolastico partirà il primo progetto della provincia di Padova per la prevenzione della violenza di genere nelle scuole rivolto a studenti e studentesse di scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado. Grazie alla sinergia tra comune, provincia, ust, camera di commercio di Padova e la Fondazione Giulia Cecchettin, verranno sostenuti finanziariamente 26 percorsi destinati agli Istituti Comprensivi della provincia di Padova con l’obiettivo di costruire una cultura basata su parità e rispetto a partire dai banchi di scuola. Un’iniziativa senza precedenti che deve fungere da modello affinché il tema del contrasto alla violenza di genere diventi una priorità condivisa da tutte le scuole del nostro Paese.
L’educazione alle relazioni
Un’ultima considerazione.
Sebbene sia essenziale continuare a parlare di abusi nella relazione tra partner o ex partner, siamo immerse in un contesto di violenza che supera le dinamiche della coppia. Comprendo ma non condivido la posizione di quanti affermano che educazione all’affettività significhi “insegnare ad amare”. Essenzialmente per due ragioni.
L’amore non è un contenuto trasmissibile; ognuno ama a suo modo e l’amare è un atto del tutto personale. Si può, piuttosto, educare a riconoscere ciò che non rientra nel concetto di amore in quanto sua chiara antitesi e mortificazione: possesso, controllo, prevaricazione.
Ancora: si possono amare alcune persone durante la propria vita ma il rispetto si deve a chiunque. Poiché l’Istat ha denunciato la diffusione di forme di violenza di genere estranee al rapporto di coppia, non parlerei di educazione sessuale e affettiva ma di educazione alle relazioni, un complesso percorso di crescita incentrato sul valore del rispetto (parola dell’anno del 2024 secondo Treccani, ricordi?) e sulla necessità di recuperare il senso del limite.
Nulla che abbia a che fare con la negazione dei generi che fatico ad accettare.
“Respicere = guardare. É la capacità di vedere una persona com’è, di conoscerne la vera individualità. Rispetto significa desiderare che l’altra persona cresca e si sviluppi per quello che è”.
Erich Fromm
Ti abbraccio







