L’ennesima tragedia
Leonardo, 15 anni. Ha deciso di togliersi la vita perché l’essere preso di mira dai compagni era diventato per lui intollerabile. É successo qualche giorno fa a Senigallia, in provincia di Ancona.
Negli episodi di bullismo é piuttosto facile identificare carnefici e vittima; nell’ipotesi di suicidio, quando ne sussistono gli estremi, la Procura iscrive i bulli nel registro degli indagati con l’accusa di istigazione al suicidio. Questi profili attengono al mero accertamento della responsabilità nel singolo episodio; tuttavia il bullismo è un fenomeno ben più complesso, solo parzialmente sovrapponibile alla questione della colpevolezza.
Userò parole dure nel tentativo di uscire dalla logica del tribunale che tanto piace ai cronisti e al pubblico curioso ma che non ci compete per interrogarci sulle ragioni più profonde di questa piaga sociale.
La disumanità dei giovani
La chiama così il papà di Leonardo nella dichiarazione che ha reso per il tramite del suo avvocato a La Stampa: “I giovani oggi sono sempre più disumani e noi dobbiamo fare da scudo alle fragilità dei più sensibili”.
L’assenza di umanità é ovunque.
Per strada; la scorsa settimana per un banale litigio in macchina un uomo sulla sessantina si è rivolto a mio marito dicendo “vuoi una coltellata?” Le mie figlie erano lì, nei seggiolini, occhi sgranati.
Sui luoghi di lavoro; evito di sciolinarti i dati su mobbing e molestie verbali e/o fisiche per non rovinarti la giornata.
In tv e sui social; quando Donald Trump dichiara che gli immigrati mangiano i gatti innescando una serie di ritorsioni a danno della comunità haitiana significa che abbiamo perso il potere di controllo su odio e disinformazione.
Lo schema é il medesimo e si adatta a qualsiasi obiettivo: avere la meglio in un diverbio in macchina, sopraffare un collega o vincere le presidenziali negli Stati Uniti. E, purtroppo, funziona. Come se la violenza fosse una tappa obbligata nel percorso di autorealizzazione personale nonché una garanzia del risultato.
Non c’è da stupirsi, dunque, dei dati presentati dall’Osservatorio Indifesa di Terre des hommes ad esito dell’indagine condotta in Italia su un campione di 4115 giovani tra i 14 e 16 anni: il 63% ha subito bullismo e il 19% cyberbullismo. Queste percentuali spaventose ci suggeriscono che il bullismo è solo una manifestazione della generale tendenza a mortificare l’altro per affermare se stessi. Il sintomo di relazioni tutt’altro che autentiche ed empatiche in cui prevalgono arroganza e mancanza di rispetto. E questo accade ovunque, sempre più frequentemente.
Il bullismo non riguarda solo la scuola
“La scuola non educa più, non é in grado di affrontare una problematica così delicata pertanto ne è parzialmente responsabile”.
A mio parere affermazioni come queste rientrano in quella logica da tribunale dalla quale dovremmo liberarci per una semplice ragione: il bullismo non riguarda solo la scuola. Questo non significa che l’istituzione scolastica non debba fare autocritica se vuole essere una comunità educante e non solo un luogo di sterile trasmissione del sapere.
L’adolescenza è l’età del distacco dalla famiglia, é il periodo in cui dovrebbero fiorire relazioni con i propri pari, non certo solitudine e isolamento. Un quindicenne che manifesta ai suoi genitori il desiderio di continuare gli studi da privatista (é il caso di Leonardo) é la dimostrazione che il sistema scolastico ha fallito, almeno nei suoi confronti.
Tuttavia, pensare che la scuola possa colmare una lacuna così profonda, la disumanità, è pura utopia. Siamo in presenza di individui, giovani ma anche adulti, incapaci di praticare l’empatia perché sprovvisti delle competenze emotive indispensabili per decifrare la loro interiorità, figuriamoci quella degli altri.
Come si può addossare la responsabilità di risolvere una situazione molto più complessa di quel che appare ai docenti, privi di una formazione specifica in materia se non per passione e interesse personale?
Consentimi una parentesi. Qualche giorno fa guardavo Presa diretta e sono rimasta sconcertata da due dati. Dopo il covid sono aumentati drasticamente i casi di decessi senza che parenti e amici ne fossero a conoscenza così come le ipotesi di eredità vacanti (eredità che non vengono accettate dai successibili o alle quali tali soggetti rinunciano) che finiscono necessariamente nel patrimonio dello Stato. Questo cosa significa? Le persone sono sempre più abbandonate a se stesse, prive di legami autentici al punto da morire in solitudine. E forse anche “di solitudine”.
Ciascuno di noi ha bisogno di una comunità che lo sostenga perché è proprio grazie ai rapporti interpersonali che si sviluppa l’identità, un dono sociale frutto di riconoscimenti e misconoscimenti. Come sosteneva Aristotele, se un uomo pensa di entrare in una comunità e fare a meno degli altri o è bestia o è Dio. Ma se questo non accade, se ognuno basta a se stesso e si costruisce da solo, assistiamo al trionfo dell’individualismo nella sua versione peggiore perché estrema e si rompe l’indispensabile legame tra individuo e società.
In questo quadro generale di violenza e assenza di relazioni autentiche, il bullismo riguarda ciascuno di noi, siamo tutti potenziali vittime o carnefici. Lo siamo ogni qualvolta decidiamo di adoperare parole garbate o essere prepotenti, quando ci mostriamo disponibili e aperti sui luoghi di lavoro oppure preferiamo abusare della nostra superiorità per vessare chi è “meno” di noi.
É tutta una questione di scelta. Ed è troppo facile e comodo demandare sempre agli altri il compito di decidere e la responsabilità di tale scelta.
Il ruolo delle istituzioni
Se foste la madre di Leonardo, sareste interessate alle manifestazioni di indignazione e ai messaggi di cordoglio espressi dal mondo politico? Personalmente non me ne farei nulla.
Per una volta sono d’accordo con il Ministro Valditara quando afferma che tutti, dalla politica, al giornalismo e la società, dobbiamo fare un’autocritica; ma si tratta pur sempre di parole, solo tante belle parole di fronte all’ennesima tragedia.
“Offendere le persone”, sostiene il Ministro, “è l’humus del bullismo”. Verissimo. E allora, come madre, docente, cittadina che vota mi aspetto che le istituzioni siano le prime a fornire l’esempio di relazioni sane e rispettose. Ma ciò che vedo al telegiornale, leggo su quotidiani e social mi dimostra l’esatto contrario.
E aggiungo. L’Unione Europa può fare ben poco in materia poiché si tratta di un ambito che non rientra nella sua esclusiva competenza. Questo significa che, alla luce del Trattato di Maastricht, l’UE non può imporre all’Italia l’adozione di particolari misure per la lotta al bullismo ma solo suggerirle.
Sta ai Ministeri (uso il plurale perché è affare che riguarda non solo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma anche quello della Famiglia e delle Pari Opportunità, della Salute e delle Politiche Sociali) investire nella prevenzione e predisporre piani di intervento concreti.
Si tratta di decidere, come ti dicevo poco fa. Si può buttare denaro pubblico per costruire una pista da bob da 81 milioni di euro a Cortina d’Ampezzo, nonostante tutti lo sconsiglino. Si può anche promettere che Milano-Cortina saranno le Olimpiadi sostenibili e low cost (2,5 miliardi i costi stimati al momento). É una questione di scelta, inevitabilmente influenzata dalla scala delle proprie priorità.
Concludo con le bellissime parole del parroco di Montignano in occasione dei funerali di Leonardo.
“Facciamo fiorire in noi la responsabilità. Siamo chiamati a custodirci con delicatezza.
La vita è fragile, maneggiare con cura”.
Un abbraccio virtuale a Te e ai tuoi genitori.







