Lavoro e Diritti

La violenza di genere: un viaggio senza fine?

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Eccoci alla prima sosta del nostro breve viaggio nella storia della violenza di genere.

Ti ho parlato del coraggio di Franca Viola che si oppose alle nozze con il suo stupratore per poi descriverti matrimonio riparatore e delitti d’onore, istituti in vigore nel nostro ordinamento fino al 1981.

Un passato tutt’altro che remoto. “Non furono ma sono stati”, ricordi?

E quindi?
Quindi la storia si ripete nella sua crudele ciclicità, con qualche piccolo aggiustamento. Ma il cuore della questione è rimasto immutato, fedele a se stesso.

Assistiamo quotidianamente a episodi di violenza sulle donne. I numeri aumentano, con loro anche la ferocia e l’accanimento verso le vittime. Potrei citare dati e statistiche come é mia abitudine, ma questa volta non lo farò.

Sará un blog breve e riflessivo.
Parole che vorrebbero poter annunciare: “Siamo al capolinea. I passeggeri sono pregati di scendere”. E invece no, é un viaggio senza fine, in cui troppe donne si perdono lungo la strada, gettate da un treno mal frequentato.

Passeggeri privi di ogni scrupolo la cui presenza, se non tollerata, é di frequente “sottovalutata” da controllori e capostazione un po’ distratti. 

Agamennone e il sacrificio della figlia Ifigenìa

Parliamo di un altro viaggio, quello che il comandante greco Agamennone e la sua flotta stanno per compiere per vendicare l’affronto di Paride, rapitore di Elena, moglie di Menelao.

Gli Achei sono pronti per salpare dal porto di Aulide ma incorrono nella collera di Artemide che li costringe a rimandare la partenza a causa dei venti contrari.

L’indovino Calcante predice ad Agamennone che, per placare l’ira degli dei, avrebbe dovuto uccidere la figlia Ifigenìa e l’uomo ubbidisce, la sua missione  vale più di qualsiasi vita.

Si narra che Artemide, mossa a pietà, abbia poi sostituito la vittima predestinata con una cerva sull’altare sacrificale.

La scena è meravigliosamente rappresentata dal Tiepolo in un affresco presso Villa Valmarana “Ai Nani” a Vicenza. Agamennone si copre gli occhi per non assistere all’omicidio della figlia, ignaro dell’intervento di Artemide.

Un padre indirizzato al potere e disposto a tutto pur di non tradire il suo ruolo e le ragioni di Stato.

Una figlia di proprietà maschile che diviene un mezzo per raggiungere un fine.

Ifigenìa é I’emblema della donna sacrificabile: a quante “moderne Ifigenìe” dovremo ancora assistere?
Quando capiremo che la donna non è uno strumento di cui mani maschili possano disporre?

Solo allora potremo dire di aver fermato il treno della violenza di genere.
Solo allora non ci sarà alcuna partenza irrimandabile che potrà giustificare la prosecuzione di questo triste viaggio.

Il caso Barbara D’Astolto

Abbiamo già avuto modo di parlare di Barbara D’Astolto, assistente di volo che nel 2018 si era rivolta a un consulente di un sindacato per una questione di lavoro. In quell’occasione, aveva subito palpeggiamenti ad opera del sindacalista; dopo 20 secondi giungeva il suo “cosa stai facendo” che fece interrompere l’azione dell’uomo.

Ebbene questi 20 secondi, secondo la recente sentenza della Corte d’Appello di Milano, bastano ad escludere la violenza: “un finestra temporale che le avrebbe consentito anche di potersi dileguare”, scrive la giudice nel dispositivo della sentenza di assoluzione.

Una donna non può essere sotto shock, avere paura ed esitare prima di palesare la sua contrarietà a quanto sta subendo?

20 secondi dimostrano che D’Astolto abbia acconsentito a quell’approccio sessuale come fosse una forma di silenzio assenso?

Siamo sicuri che chiunque, in quella situazione, avrebbe reagito in maniera pronta e immediata?

Spero di non dovermi mai trovare in circostanze simili ma, per quel che mi riguarda, non ho questa certezza.

Di questa strada c’è da chiedersi se certi meccanismi siano davvero cambiati o se il ciclo della storia continuerà a ripetersi con qualche piccola variazione di forma.

Di questo passo, lento ma costante e senza meta, il viaggio non terminerà mai, solo brevi pause per dedicarsi al ferale computo dei casi di abuso sulle donne.

Ti abbraccio.

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