Lavoro e Diritti

La riforma sulla disabilità e il peso delle parole

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Il decreto 3 maggio 2024 n. 62

Il 30 giugno 2024 entrerà in vigore il decreto del 3 maggio 2024 n. 62 attuativo della Legge delega in materia di disabilità (legge 23 dicembre 2021, n. 227 Delega al Governo in materia di disabilità).

Il Decreto semplifica le procedure di accertamento della disabilità (c.d. valutazione di base) e la successiva valutazione multidimensionale per l’elaborazione del progetto di vita.

Di questi e altri aspetti ti darò conto al termine dell’articolo poiché intendo focalizzare la mia attenzione sul linguaggio normativo. La riforma infatti interviene profondamente sul fronte semantico della disabilità, recependo nell’ordinamento nazionale definizioni in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e l’Agenda Europea 2021-2030 e modificando  la Legge 104/92.

Per la prima volta nel nostro Paese si decide di eliminare alcune parole non solo dal dettato normativo e regolatorio ma anche dall’uso comune.

Un cambiamento epocale sul quale è opportuno soffermarsi per comprenderne i risvolti tutt’altro che meramente formali.

La forma si fa sostanza

Il decreto sostituisce il termine  “handicap” con “condizione di disabilità”.

Si dovrà inoltre (e sottolineo dovrà) utilizzare l’espressione “persona con disabilità” al posto di “persona handicappata”, “portatore di handicap”, “persona affetta da disabilità”, “disabile” e “diversamente abile”, etichette da tempo in disuso nel panorama normativo internazionale.

Per “condizione di disabilità” si intende una duratura compromissione fisica, mentale, intellettiva del neurosviluppo o sensoriale che, in interazione con barriere di diversa natura, può ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri.

In questo modo il decreto segna un’importante svolta nell’ottica dell’applicazione del modello biopsicosociale.

In altri termini il tradizionale approccio medico cede il passo a un quadro interpretativo di più ampio respiro in linea con la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD) dell’OMS e la Classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute (ICF).

Ma consentimi una breve riflessione sulla portata di questi cambiamenti che rinnovano non solo il linguaggio normativo, ma anche quello utilizzato dai media e nelle relazioni interpersonali restituendo dignità alla persona con disabilità.

Una piccola rivoluzione culturale grazie alla quale la forma si fa sostanza.

La centralità della persona si esprime nel linguaggio

Ciascuno di noi non è mai una sola cosa.

Una persona è una realtà complessa e servono molte parole per definirci.

Il concetto “persona” é caratterizzato dalla presenza di due campi semantici fondamentali: quello dell’individualità e quello delle relazioni.

Proprio grazie all’interazione di queste due componenti imprescindibili si definisce la persona nella sua singolarità, uguaglianza e dignità.

La persona fa esperienza di sé quando l’interiorità si apre alle dimensioni della comunicazione e della solidarietà. Attraverso la relazione e l’appartenenza plurale la persona sperimenta il “noi”: esistere “con” e “per” gli altri.

Del resto il dettato costituzionale, con il principio personalista di cui all’art. 2 comma 1, recepisce questo dualismo nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità per poi affermare il principio di solidarietà nel comma successivo.

Perché questa premessa?

Perché nella dinamica dell’incontro con l’alterità ciascuno di noi si arricchisce e si ritrova nell’altro, sempre nel rispetto della sua unicità.

Quando vengono utilizzate etichette indelebili come “disabile” o “diversamente abile”, si assiste a un processo di identificazione tra la persona e la sua disabilità, modificando in tal modo la natura articolata del proprio interlocutore.

Le parole realizzano la completa sovrapposizione di una parte con il tutto definendo la persona nella sua globalità in maniera semplicista e riduttiva.

Riguadagnare la persona: esattamente a questo serve la revisione delle scelte linguistiche operata dalla riforma. Ricollocare la persona al centro della sua esistenza per restituirle la sua irripetibile dignità.

Kant, nella sua opera del 1795 Fondazione della metafisica dei costumi scrisse: “Agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine e mai semplicemente come un mezzo”.

Le parole mancano o sono inopportune e fuorvianti proprio quando ci si dimentica che la persona é sempre un fine e non si prova un reale interesse a conoscerla nella sua splendida unicità.

Ti abbraccio

Ps: ecco le altre principali novità della riforma

A partire dal 1° gennaio 2025 inizierà una fase di sperimentazione di un anno in 9 province: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari.

In questo arco temporale si provvederà ad aggiornare le definizioni, i criteri e le modalità di accertamento. Dal 1° gennaio 2026 la riforma entrerà in vigore su tutto il territorio nazionale.

Obiettivo principale: riconoscere la condizione di disabilità e i relativi diritti civili e sociali, compreso il diritto alla vita indipendente, in armonia con quanto stabilito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

Queste le principali novità.

Semplificazione del processo burocratico per l’ottenimento dell’invalidità civile

La certificazione della condizione di disabilità dei cittadini sarà un processo affidato all’Unità di Valutazione di Base in capo all’INPS come soggetto unico accertatore e gestito attraverso il nuovo procedimento di “valutazione di base”.

Attivazione della valutazione multidisciplinare

Su richiesta della persona con disabilità, dopo la valutazione di base si potrà procedere con quella multidisciplinare fondata sul modello biopsicosociale e affidata alle unità di valutazione multidimensionali, composte da soggetti stabili e da altre figure variabili.

Elaborazione del Progetto di vita

Gli stessi soggetti che hanno preso parte alla fase di valutazione provvedono alla stesura del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

Attraverso questo strumento innovativo si intende migliorare la qualità di vita della persona con disabilità e garantirne la partecipazione attiva in modo paritario rispetto agli altri.

Ed è proprio la persona con disabilità la vera titolare del progetto di vita poiché ne richiede l’attivazione e concorre a determinarne i contenuti.

Introduzione dell’accomodamento ragionevole

Il progetto individua gli accomodamenti ragionevoli volti a eliminare e a prevenire le barriere e ad attivare i supporti necessari per l’inclusione e la partecipazione della persona nei diversi ambiti di vita. Alla persona con disabilità, dunque, viene riconosciuta la facoltà di richiedere l’adozione di un accomodamento ragionevole, anche formulando una specifica proposta. Questo non elimina o limita il diritto al pieno accesso alle prestazioni, servizi e sostegni riconosciuti dalla legislazione vigente.

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