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Universo femminile e stato di salute: la centralità della prevenzione 

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Maestre nell’arte di prendersi cura….degli altri

Caregiver formidabili, non sempre per scelta. Ragazze, donne, mamme, mogli, lavoratrici accomunate da una tendenza: trascurare la propria salute e preoccuparsi maggiormente per quella altrui.

É ciò che emerge dal Global Women’s Health Index, l’indagine annuale di Hologic che misura lo stato di salute femminile dai 15 anni in su in 143 nazioni. La salute femminile viene descritta avvalendosi di cinque criteri di riferimento: prevenzione, salute emotiva, percezione sulla salute e sicurezza, bisogni di base e bisogni individuali. L’Italia si posiziona solo al 57esimo posto. Ma anche negli altri Paesi del G20, ipotizzando che 100 rappresenti la salute ideale, la media dell’indice di salute femminile è ferma a 56, solo due punti in più rispetto alla media nel resto delle nazioni.

Italia: tra scarsa prevenzione e sistema sanitario percepito come inadeguato

Il nostro Paese dà il peggio di sé nell’ambito della prevenzione attestandosi al penultimo posto in Europa con un pessimo punteggio, 17, seguito dalla Lituania con 13. Nell’ultimo anno solo l’11% delle intervistate si è sottoposto a uno screening oncologico e un misero 5% ha fatto indagini alla ricerca di infezioni sessualmente trasmissibili.

I ritardi causati dalla pandemia non hanno favorito l’inversione di rotta ma, alla base, c’è una scarsa consapevolezza dell’enorme valore della prevenzione e una diffusa paura di sottoporsi a controlli medici. Due lati della stessa medaglia che prende il nome di disinformazione.

Insoddisfazione anche per quel che concerne la qualità dell’assistenza sanitaria ricevuta e la sicurezza percepita. Il livello di soddisfazione in Italia si attesta al 50%, contro la media europea del 68%.

Allarma infine un dato: l’80% delle intervistate afferma che la violenza domestica è un problema che connota l’ambiente in cui vivono. Che si tratti di maltrattamenti fisici, psicologici o di violenza economica, il fenomeno coinvolge tutte le classi sociali, non solo soggetti economicamente disagiati o con evidenti problematiche di altra natura. La questione merita un approfondimento a sé ma é doveroso evidenziare che se 8 donne su 10 manifestano preoccupazione a tal riguardo la tematica della violenza incide pesantemente sulla percezione della salute e del benessere femminile.

Politica vs. Realtà

In un periodo storico di profonda crisi del sistema sanitario nazionale, politica e quadro normativo sembrano parecchio distanti dalla realtà dei fatti. Alcuni partiti sostengono che non sia stato operato alcun taglio alla sanità ma siano solo state modificate le modalità di finanziamento; altri affermano che il Governo con il dl Pnrr abbia cancellato 1,2 miliardi di euro per interventi antisismici nelle strutture ospedaliere. Curioso come, anche di fronte ai numeri, il politichese non ci restituisca mai un’unica versione dei fatti.

Personalmente ho un’unica certezza: tra i due estremi, smarriti e affaticati ci sono i cittadini. Donne e uomini che si scontrano con liste di attesa interminabili, persone che non sempre possono optare per prestazioni mediche a pagamento. Basta un’occhiata agli ospedali lombardi, che dovrebbero rappresentare l’eccellenza della sanità italiana, per constatare con mano che il sistema arranca. Recentemente ho frequentato diverse strutture ospedaliere bresciane per problemi di salute che ho affrontato sempre attraverso esami e visite intramoenia. Al momento dell’accettazione ho provato l’imbarazzo di chi sa di essere privilegiata nel potersi concedere la tempestività delle cure. Un lusso per molti che dipende da ceto sociale, livello di istruzione e posizione geografica.

Ma all’esame di diritto costituzionale mi è stato insegnato che il diritto alla salute è un diritto fondamentale di qualsiasi individuo. Se, ed è più frequente di quel che si pensi, i cittadini rinunciano a curarsi, l’articolo 32 della nostra Costituzione (il diritto alla salute appunto) diviene lettera morta. Con che faccia illustrare ai miei studenti quanto prescritto dalla nostra legge fondamentale nella consapevolezza che la vita, quella vera, non funziona così? Ha senso insegnare che il servizio sanitario nazionale è l’esplicazione dei doveri costituzionali dello Stato nei confronti della comunità e che l’ordinamento giuridico italiano assicura un acceso equo e non discriminatorio alle cure mediche? Accade veramente questo? O forse, per onestà intellettuale e perché credo che i ragazzi non vadano illusi, dovrei usare il condizionale in tutte le mie lezioni?

Quali le possibili soluzioni?

Servono soldi, indubbiamente. Serve anche un deciso intervento per modificare il paradigma che lega i cittadini alla prevenzione. É indispensabile promuovere uno stile di vita sano e sostenibile a partire dalla scuola: non é forse un obiettivo educativo meritevole di rientrare in qualsiasi programma scolastico? Le nuove generazioni devono poter comprendere l’importanza della prevenzione e l’immenso valore della loro salute, un diritto ma anche un bene da proteggere e preservare attraverso un approccio più responsabile e consapevole. Come pensare che la sensibilità su queste tematiche compaia improvvisamente in età adulta se non coltivata per tempo? La tenuta economica del sistema sanitario, dunque, passa necessariamente attraverso un potenziamento della prevenzione.

Una vecchia pubblicità diceva “prevenire é meglio che curare”. Mai slogan fu più attuale quando per molti, perdonami la franchezza, la ruota gira cosi: ti conviene capire quanto sia importante la prevenzione anche perché lo step successivo, la cura, non te lo puoi permettere.

Ti abbraccio

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  • Serve uno stato che pensa ai lavoratori: i( quali lo tengono in piedi). Invece che arricchire chi non ne ha bisogno. ..ed evade pure. È ora di cambiare ci vuole tantissima volontà forza 💪🏻

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