Novembre è il mese dell’educazione finanziaria.
Dopo la giornata mondiale del risparmio, che si celebra ogni anno il 31 ottobre, si è voluto dedicare un intero mese all’educazione finanziaria nel tentativo di promuovere tra i cittadini quelle conoscenze necessarie a gestire il patrimonio personale.
Per la sua settima edizione è stato scelto il titolo “Educazione finanziaria: oggi per il tuo domani”, un invito ad investire nella propria formazione anche per essere in grado di far fronte a eventuali imprevisti in futuro. Tantissimi gli eventi e i temi affrontati nel corso del mese: la pianificazione finanziaria, la gestione consapevole del denaro, i risparmi e gli investimenti, la legalità economica, la parità di genere in ambito economico e l’inclusione finanziaria.
A questi due ultimi punti ho deciso di dedicare un mini viaggio in due tappe. Oggi partiremo dagli Stati Uniti, reduci da una votazione che sono certa metterà le donne al centro delle politiche del nuovo Presidente.
Dall’Equal Credit Opportunity Act ad oggi
Stati Uniti d’America. 1973. Se una donna desidera avere una carta di credito personale, la sua richiesta alla banca necessita della firma dal marito.
1974, il Congresso approva l’Equal Credit Opportunity Act e rende illegale discriminare qualsiasi richiedente carta di credito in virtù di sesso, razza, religione.
50 anni fa, un passato relativamente recente.
E in Europa? Il legislatore francese adotta un provvedimento simile qualche anno prima di quello americano, nel 1965.
Quanto all’Italia, il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione avrebbe dovuto impedire qualsiasi discriminazione basata sul sesso. Un’uguaglianza formale, ma anche sostanziale, come ci ricorda il secondo comma dell’art. 3, che impegna la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Il condizionale è d’obbligo, vediamo il perché.
La violenza economica
La violenza ha tante facce: alcune lasciano segni evidenti, altre sono più celate e, per certi aspetti, subdole.
Una di queste è la violenza economica, definita dall’organizzazione WeWorld come “tutti i comportamenti volti a controllare l’abilità della donna di acquisire, utilizzare e mantenere risorse economiche”.
Sono numerose le sue manifestazioni, principalmente all’interno del nucleo famigliare: impedire alla donna di lavorare producendo un proprio reddito, controllarne le risorse economiche oppure sfruttarle a proprio vantaggio.
Purtroppo questi comportamenti si associano non di rado ad altre forme di abuso sulle donne, dalla violenza psicologica, a quella verbale e fisica.
Ho citato appositamente la Onlus WeWorld perché, a novembre 2023, ha pubblicato un interessante report sulla violenza economica dal titolo “Ciò che è tuo è mio. Fare i conti con la violenza economica”.
Dall’indagine é emerso che il 49% delle intervistate ritiene di aver subito violenza economica almeno una volta nella vita; nel caso di separazione o divorzio si arriva a uno spaventoso 67%.
Percentuali che dovrebbero allarmarci, eppure solo un cittadino su due reputa la violenza economica una questione “molto grave”.
(Qui
puoi leggere i risultati dell’indagine; i dati sono veramente importanti per comprendere la reale portata della questione).
Perché parlare di violenza economica nel 2024?
Perché é un fenomeno estremamente sottovalutato.
Anche se le donne non hanno più bisogno della firma del partner per possedere una carta di credito personale, l’indipendenza economica femminile pare essere ancora un miraggio.
Nel nostro Paese molte di noi non hanno ad oggi un conto corrente intestato e non possono (o non sono in grado di) gestire i propri risparmi in autonomia.
Rimuovere gli ostacoli di ordine economico é una tappa cruciale nel cammino verso la parità di genere; pertanto non possiamo esimerci dalla conoscenza di quel fitto sottobosco rappresentato dall’abuso economico.
Un fenomeno che si nutre di ombra e silenzio e che spesso riguarda persone già colpite da altre forme di discriminazione (si pensi ai disabili, gli anziani, donne dal background migratorio).
Per oggi mi fermo qui, ma la prossima settimana ti parlerò di inclusione finanziaria, accesso al credito e del Protocollo ABI- Dipartimento Pari Opportunità contro la violenza di genere che prevede una serie di iniziative per contrastare la violenza economica.
Ti abbraccio.







