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Nei panni di un papà

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La proposta di modifica del congedo di paternità

A fine settembre è giunta in Parlamento la proposta di estendere da 10 giorni a 3 mesi il congedo di paternità retribuito al 100%.

L’attuale disciplina é tra le meno tutelanti in Europa; pertanto, una sua modifica sarebbe indispensabile per intervenire sull’ineguale distribuzione dei compiti di cura fra madri e padri ribilanciandone i ruoli all’interno del nucleo famigliare.

Un esercizio di empatia

É il 12 settembre di quest’anno, Mariasole inizia la scuola primaria. Alle 9 ci sarà il saluto di benvenuto dei bambini più grandi.

Alla stessa ora entro in classe, aule e studenti nuovi, madre e figlia unite nel loro “primo” giorno di scuola.

Per questa volta sarà papà ad accompagnarla. Genitorialità condivisa.

A metà mattina ricevo un messaggio da mio marito, attendo l’intervallo per leggerlo.

É la foto di una bambina cresciuta troppo in fretta, con uno zaino enorme sulle spalle e due occhioni spalancati in cui colgo una miscela di emozione e preoccupazione. Chissà cosa starà provando il suo cuoricino che non ha mai sperimentato la mia assenza in un’occasione importante; forse sarebbe più onesto usare il plurale.

Nei giorni a seguire decido di ricostruire l’album fotografico delle “prime volte” di Mariasole: asilo nido, pappe, paroline, scuola materna, feste di fine anno e potrei continuare. Quanti doni si è perso il suo papà, un immenso campionario di momenti speciali, nessuna foto o video che li immortali potrà mai replicare le emozioni di chi ha avuto il privilegio di assistervi in prima persona.

So per certo che sia stato un grande sacrificio per Federico, ma ne ho colto il peso e la profondità solo nell’intervallo del mio primo giorno di scuola. Dieci minuti in cui, tra una galletta e un sorso d’acqua, ho faticato a digerire quella rinuncia, incastrata tra gola e cuore da paure e sensi di colpa.

Per mio marito non ci sono mai stati cartellini da timbrare, solo un ruolo di grande responsabilità che mal si sarebbe conciliato con un “con permesso devo andare, mia figlia si diploma all’asilo nido, continuate voi la riunione”.

Cosa ti voglio dire?

“Hai sbagliato”, direbbe il mio papà, che può vantare un elenco infinito di momenti speciali perduti causa lavoro. Altri tempi, altri padri, forse. Ora, come nonno, sta vivendo emozioni che avrebbe avuto il diritto di conoscere prima con i suoi figli.

E così anche io, convinta sostenitrice dell’empatia, ci sono cascata: ho dovuto provare in prima persona per capire fino in fondo cosa significasse indossare i panni di mio marito. Esperienza, appunto, non empatia.

Divisa tra il “mamma degenere perché assente” e il timore del giudizio come docente che non vuole chiedere una sostituzione al suo primo giorno di lavoro. Il tutto non è lontanamente paragonabile ai freni che inibiscono gli uomini desiderosi di ritagliarsi un ruolo attivo come padri. Anche loro sono vittime di pregiudizi, ingabbiati da visioni limitanti e preoccupati dalle eventuali ritorsioni professionali. Tuttavia, la narrazione della moderna genitorialità, a mio parere, é ancora dominata da due principali capisaldi: le donne subiscono le ingiustizie, gli uomini vivono una situazione di sostanziale privilegio. Da qui la nota contrapposizione tra motherhood penalty e fatherhood premium, per ribadire che le madri “pagano il prezzo” di un figlio mentre i padri continuano a progredire nella loro carriera e guadagnare.

Vero ma non basta. Manca il racconto di quella parte di storia che non intacca la realizzazione personale e non ha alcun valore economico semplicemente perché è un bene incommensurabile.

“Personamamma” e poi mi contraddico?

No, non mi sto contraddicendo.

Credo che questa misura sia indispensabile per ridurre il divario di genere e contrastare la discriminazione in entrata nel mondo del lavoro con conseguente incremento dell’occupazione femminile. Serve a garantire una maggior indipendenza economica delle donne e sostenere un modello di genitorialità condivisa, “dual earner-dual-carer”(entrambi lavoratori e anche autonomi nella cura dei figli); non da ultimo, a diffondere un modello di mascolinità accudente, con evidenti vantaggi in relazione al tema della violenza di genere.

Tuttavia, penso che tali motivazioni provochino ricadute positive per le donne, mentre sono rari i casi in cui si sottolinea l’opportunità di un cambiamento nell’ottica paterna e figliare. Assenza di empatia, come la sottoscritta con suo marito.

É doveroso consentire a un padre di essere tale anche nei fatti, garantendogli un maggior coinvolgimento nelle dinamiche famigliari. Che gli uomini possano emanciparsi dal ruolo di meri aiutanti materni é fondamentale per loro e lo è altrettanto per il benessere dei figli, consapevoli di poter contare su due guide, diverse ma alla pari.

La narrazione della nuova genitorialità, pertanto, deve compiere uno sforzo di onestà intellettuale. Questo significa, in un’epoca in cui tutto viene misurato in denaro, dar conto dei sacrifici senza prezzo dei padri aiutandoci a comprendere che sono stati tutt’altro che gratuiti.

Se solo la società lo avesse consentito …

Oggi avrei il ricordo di mio padre sorridente che mi attende fuori scuola.

Se solo lo avessi capito tempo fa….

Ieri avrei rinunciato a una prima volta di Sole e Fiore per donarla a lui, il loro immenso papà.

Ti abbraccio.

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