Segni particolari: potrei fare l’avvocato ma preferisco occuparmi di diritti, formazione e informazione.

Mi chiamo Francesca. Ho due bambine Mariasole e Fiore, 6 anni e quasi 5.
Desiderate, amate alla follia ma… nessuno mi aveva detto che, dopo il parto, avrei smesso di essere Francesca. Si perché da quando ho avuto l’incredibile fortuna di diventare madre, per buona parte del mondo sono diventata la “mamma di”.
Due minuscole creature, a distanza di venti mesi l’una dall’altra, hanno creato un “prima” e un “dopo” nella mia esistenza. Se qualche mamma mi starà leggendo suppongo avrà già capito a cosa mi sto riferendo, ma permettimi di raccontarti la mia storia perché, solo attraverso questa, comprenderai il perché di questo blog.

IL MIO PRIMA

Francesca. Studentessa diligente. Diploma liceale con lode, laurea in legge con lode, dottorato in diritto civile, abilitata all’esercizio della professione legale. Esperienze di studio e di ricerca all’estero. Carriera universitaria avviata, pur se nell’eterna lotta con il precariato.
A 35 anni incontro Federico, l’uomo della mia vita nonché il miglior marito che potessi desiderare e il padre delle mie due pazze e a 36 anni inizia il nostro meraviglioso viaggio sotto lo stesso tetto.
Sportiva, appassionata di libri, cucina, viaggi, sempre con gli auricolari a portata di mano. Avrei bisogno di giornate di 30 ore per fare tutto ciò che ho amo.

IL MIO DOPO

Federico ed io decidiamo di allargare la nostra famiglia e nella primavera del 2018 nasce Mariasole.
Da questo momento di Francesca rimangono tracce sbiadite qua e là tra notti in bianco e stanchezza senza fine. Al lavoro non servo più. Non sono ancora assunta. Non ho alcuna tutela, zero maternità, nessun permesso per malattia della mia bambina. Divento un peso, un limone vecchio difficile da spremere. Perché? Perché sono “la mamma di Sole” e questo è un abito che non mi posso permettere da precaria in università. Ma Mariasole ha bisogno di sentire l’odore della sua mamma e ha il sacrosanto diritto di avermi tutta per sé e di non dovermi dividere con concorsi, per lo più decisi a tavolino, e incarichi che accetto per paura che il treno passi ma che mi impediscono di allattarla e mi fanno venire la mastite. Il lavoro mi volta le spalle, magicamente spariscono assegni di ricerca e risorse. “Colpa della riforma Gelmini”, mi dicono. Può darsi ma ora io che faccio?
Decido di abbandonare la mia attività a Giurisprudenza e scelgo lei, orgogliosa di essere la sua mamma ma incapace di comprendere perché il mondo non possa vedere in me quella Francesca che c’è sempre stata. Amo mia figlia sopra ogni cosa ma al tempo stesso mi manca quell’identità rubata che ritengo assolutamente compatibile con la dimensione materna. Mi adeguo, non senza scalciare, alla realtà dei fatti. Nel frattempo continuo ad insegnare come free lance: corsi per avvocati, corsi di formazione in azienda, scuole superiori. Il tutto sempre con una grande fatica per la mancanza di qualsiasi forma di tutela.
Nell’autunno del 2019 nasce la nostra seconda figlia. Delicata e cagionevole, Fiorellino impiega all’incirca un anno per comprendere che si sta bene anche fuori dalla mia pancia. E in quel mentre mi regala pianti non stop 20 ore su 24. E poi il covid, l’isolamento quotidiano con due bimbe piccole da gestire tutta sola poiché mio marito lavora.
Con immenso orgoglio e felicità posso dire di essere diventata “la mamma di Sole e di Fiore” e, con rammarico, comunicare la definitiva scomparsa di quelle vaghe tracce di Francesca. Lockdown e quarantene non sono stati di grande aiuto per noi mamme, ma se con una sola figlia c’era ancora la remota possibilità di ritrovare me stessa, con due figlie la faccenda si complica.
Divisa tra l’amore incondizionato per la mia famiglia e il desiderio di riprendermi qualche spazio solo mio: lavoro, amiche, allenamenti, musica, libri (senza addormentarsi all’istante), mi manca tutto ma, al tempo stesso, quando stringo le mie figlie il mio tutto è lì, a portata d’abbraccio.
E’ stato difficile gestire la ribellione della mia pancia, autoproclamatosi comandante della mia testa. Coliti e somatizzazioni varie unite dal minimo comune denominatore: hai fallito, non vali abbastanza, é colpa tua. E il mio cuore? Deluso per essere stato dimenticato da un mondo professionale rivelatosi un castello di carta anche dal punto di vista umano. Chiuso su se stesso in posizione di difesa.

IL MIO ORA

Ma dove mi sono persa? Come ho fatto a non cogliere lo straordinario potenziale di quella pancia che tanto si è affannata? Una sorta di illuminazione in una mattina di settembre dopo l’ennesima ingiustizia lavorativa. Il mio ventre ha custodito i miei doni più preziosi. Il nostro capolavoro.
Non è facendomi del male o incolpandomi per qualcosa che non ho commesso che la situazione cambierà. É lo strano modo di ragionare del mondo lì fuori ad essere cibo non commestibile. Una giungla incapace di cogliere il nostro desiderio di poliedricità, un luogo che divide, un contesto ostile che va denunciato e combattuto.

ED ECCO IL BLOG

Il mio intento è di creare una community di persone nel tentativo di ribadire il nostro valore di esseri umani oltre che di mamme.
Ho scelto il termine “persona” e non “donna” per evitare di contrapporlo all’uomo e al ruolo del padre. Non si tratta di una lotta tra i sessi. Conosco padri eccezionali che supportano le loro compagne di avventura con una straordinaria delicatezza e che con altrettanta fermezza sarebbero disposti a sposare la loro causa. Si tratta di impegnarsi per chiedere a gran voce un cambiamento sociale poiché un paese civile non può relegare le madri ad essere esclusivamente tali, a meno che sia una loro scelta volontaria.
E aggiungo: la questione si ramifica in numerose direzioni, molte delle quali coinvolgono le donne, a prescindere dalla maternità. Dalla parità di genere, ai diritti civili, passando per le tutele che l’ordinamento riserva alle donne: solo alcuni degli argomenti sui quali ci confronteremo attraverso momenti informativi e di condivisione.
Personamamma è per le mie figlie. Perché non voglio che capiti loro ciò che è successo a me: “dottoressa faccia la mamma che è così dolce” (per liquidarmi dopo tanti anni di duro lavoro rendendo la pillola un po’ meno amara).
Personamamma é per le donne, perché la condizione femminile non sia d’ostacolo alla realizzazione personale. Perché le difficoltà delle mamme sono solo una piccola parte di una situazione ben più complessa rispetto alla quale è doveroso prendere posizione.
Personamamma é per i miei meravigliosi studenti che mi hanno fatta innamorare sempre più del mio lavoro. Perché il disagio giovanile è sotto gli occhi di tutti ed è compito del mondo adulto intervenire con esempi di condotta edificanti.
Personamamma è per le famiglie, perché anche gli uomini hanno il sacrosanto diritto di poter partecipare attivamente alla crescita dei propri figli. Non si tratti di essere un “mammo”, è una questione di parità di diritti e opportunità.
Forse ti strapperò un sorriso e ti farò sentire meno sola. Forse ti verrà voglia di scrivermi e sarai tu a farmi sentire meno sola. Le parole mi hanno salvata e ho deciso di usarle come un ponte per avvicinare idealmente i nostri cuori.
Il mio motto? “Parlare per cambiare”.
Ti abbraccio

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